L’Alma Mater? Bocciata!

L'Università di BolognaL’Alma Mater scivola al 192° posto nella classifica delle 200 migliori Università del mondo, stilata dal quotidiano britannico Times: diciannove piazze in meno rispetto al 2007, quando figurava al 173°. Per l’Ateneo questa è la seconda brutta notizia in pochi giorni.

Solo l’altro ieri, nel corso di una conferenza stampa, il rettorato aveva infatti dovuto confermare il calo delle immatricolazioni: una flessione, al 30 settembre scorso, pari al 2,9% per l’intera Università e del 4,1% per la sola sede di Bologna.

Il tutto escludendo dal computo “le facoltà di Ingegneria ed Economia di Bologna che hanno posticipato i termini di immatricolazione rispettivamente al 31 e al 10 ottrobre”, come ha puntualizzato lo stesso Rettore Pier Ugo Calzolari.

Adesso, però, a pesare sull’Università non è più solo il calo delle matricole, ma anche la Top 200 del noto quotidiano inglese. “Cos’è successo all’Università di Bologna?”: proprio con questo titolo il Times commenta la sua graduatoria, stilata sulla base della qualità della ricerca e del tasso di occupazione dei laureati, senza dimenticare il profilo internazionale dell’Ateneo.

Nella classifica britannica Bologna non solo è fuori dalle prime cento Università del mondo, ma anzi rischia di uscire dalla Top 200. L’anno scorso, era andata meglio, con tanto di analisi più che lusinghiere perché, rispetto al 2006, l’Alma Mater aveva scalato ben trentaquattro piazze, entrando nella graduatoria a pari merito con la University of Groningen, in Olanda.

Nella classifica di quest’anno non figura peraltro nessun altro Ateneo italiano, e il ‘Times’ usa il caso di Bologna per segnalare come il baricentro della ricerca, dell’alta istruzione e dei soldi che questi generano, si stia spostando verso l’Asia. “L’Università di Bologna, che ricevette il suo statuto da Federico Barbarossa nel 1158, fu probabilmente il primo Ateneo fondato in Occidente. Diventò la prestigiosa sede di studiosi di grande fama nelle scienze e nelle materie umanistiche”, ricorda nell’editoriale il quotidiano inglese. Che poi, sottolineando l’avanzata delle Università asiatiche — ai vertici restano sempre quelle americane e britanniche — , nota come “tutto questo sia una buona ragione per sostenere l’alta istruzione in questo Paese… i soldi seguiranno la conoscenza, dovunque essa vada. E non va più a Bologna”.

La bocciatura del Times non preoccupa, però, il rettore Calzolari che spiega così la perdita di posizioni rispetto al 2007: “Il calo non dipende da quanto accade al nostro Ateneo, ma da quello che succede in tutti gli altri Se noi miglioriamo, ma qualcuno migliora più rapidamente di noi, ci passa avanti”.

Inoltre, il problema non è “l’Alma Mater, ma Paesi come l’Italia che non investono abbastanza in ricerca e di questo passo sono destinati a venire scavalcati nella competizione per la conoscenza e l’innovazione dalle potenze emergenti dell’Asia”.

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