Cantamu enséme

Coro SaccoPromosso da POSTFIERA.org e sponsorizzato dall’Associazione POSTFIERA, mercoledì 19 novembre alle ore 21, presso la sede del Quartiere Porto nei Giardini Lo Russo, ingresso via Lodovico Berti 2/10 [vedi la mappa interattiva] sarà proiettato il documentario “Cantamu enséme” di Claudio Lanteri.

L’autore, originario della costa ligure, oltre ad essere nostro collega a Bolognafiere, conduce una parallela e brillante esistenza artistica. Da sempre appassionato di calcio, dopo aver militato nelle formazioni giovanili della Sampdoria, abbandona una possibile carriera da professionista per… ’Immigrare a Bologna’ (titolo che darà in seguito ad un suo film del 1991).

Già negli anni ’70 lo troviamo alle prese coi primi SUPER 8; poi girerà una lunga serie di pellicole ed audiovisivi. Dal 1998 dirige un laboratorio di regia per la cooperativa ‘LE MACCHINE CELIBI’ di Bologna, che ha all’attivo parecchi cortometraggi.

Ha partecipato a vari progetti-laboratorio come Docente di linguaggio e tecnica dell’audiovisivo; concorre con le sue opere a festival nazionali ed internazionali.

Non secondaria, la sua passione per la musica: per anni ha condotto uno spazio in un’emittente radiofonica locale. Posso personalmente testimoniare che, dopo avergli fatto ascoltare (alle 6 di mattina) in spogliatoio un misconosciuto brano inciso su una vecchia cassettina anni ’80, è riuscito ad individuare in un batter d’occhio formazione e titolo del brano… INCREDIBILE!

Già molto apprezzato col suo film ‘Spirito DiVino’ in una riuscitissima serata a tema di POSTFIERA cinque anni fa (la nostra Notte degli Oscar, in cui cercammo di valorizzare anche altri talenti che avevamo… in casa), Claudio ritorna per i nostri soci con un altro lungometraggio, questa volta dedicato alla sua terra: la Liguria.

I protagonisti assoluti del documentario sono Ceriana ed i suoi cori, in particolare: la Compagnia ‘Sacco’, il Coro della Valle, Le Mamme Canterine e le Garsune de Seriana. Ogni corale ha un repertorio, uno stile di canto ed una composizione peculiare.

I cori di Ceriana, da sempre considerati tra i veri custodi del patrimonio musicale dell’intero ponente ligure, hanno mantenuto viva la varietà dei testi, la particolarità delle voci e l’originalità delle melodie che posseggono la peculiarità di essere state tramandate di padre in figlio.

Il nostro Claudio ha voluto omaggiare l’amore di questo paese per la musica, per la memoria non fine a se stessa, ma come insegnamento per continuare nel presente, mantenendo però vivi i valori della tradizione.

La partecipazione all’evento è gratuita ma va segnalata in anticipo, per consentirci l’organizzazione del rinfresco; per prenotarti chiama Stefano Orlandi (telefono interno 2914), o scrivi una mail a info@postfiera.org entro il 10 novembre.

Se lo desideri, puoi scaricare il volantino ufficiale dell’evento

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Per ora 4 COMMENTI a “Cantamu enséme”

  1. brufoli ha scritto:

    Spett. Editor, mica se ne può avere una copia per il BRUssels Film Organiséscion LImited?

  2. editor ha scritto:

    Egregio (Dottor? Professor?) BRUFOLI,

    ritengo che l’Organizzazione che lei (degnamente) rappresenta meriti la giusta considerazione; per questo mi farò personalmente carico di perorare la sua causa col Maestro Lanteri.

    Credo peraltro che Lei avrà l’occasione di incontrarlo personalmente, in occasione della Sua prossima venuta a Bologna in quel di Lineapelle; evento che, come può immaginare, stiamo tutti aspettando con ansia.

    In attesa quindi di riaverla come nostro gradito ospite, i più deferenti saluti.

    Il Presidente del Caco
    (Comitato Accoglienza COlleghi)

  3. Merendo Merendini ha scritto:

    Cantamu enséme (di Claudio Lanteri, BF Film, 2008)

    Ultimo lungometraggio dell’enfant terrible del cinema bolognese, quel Lanteri che, ancor puberale, anni fa si lanciò dal sesto piano di una abborracciata e semplicistica metafora (un puré si sforma a emblema di una cultura contemporanea che tutto ingloba e tutti ingrassa), si rivela essere l’ennesimo sassolino nella scarpa di un cinema claudicante. Come già in precedenza, Lanteri cerca l’engagement, e con audacia, sia detto. Ma partire in tromba non è arrivare uno. Nenie, mugolii, clangori e barriti ricordano le opere dell’indimenticato Frascaroli, fine cesellatore di psicodrammi astratti, rapinoso intarsiatore di quadrupli sensi, scomparso dalle scene e vanamente vagheggiato, di cui solo sappiamo esistere una tomba vuota accanto a quella di Morrison a Parigi. Lanteri, ennesimo epigono, ripercorre le orme del maestro, perdendosi in una foresta di stortignaccole simbologie intellettuali. Niente uccellini, dunque. Spiace sottolineare quanto queste sequenze siano lontane dalle spontanee, rigogliose germinazioni di ellissi illogiche del capostipite. Pur essendo un prodotto così evidentemente limitato, sono gli attori a fare la parte del leone. Un nome su tutti: l’aristocratico Vinzent Von Bygord, già squisito animatore dei salotti mondani viennesi e da anni trasferitosi a Malibù con le sue Vedettes dopo il successo discografico del suo disco (“A cappella”, Loskodisko, 2008), ha interpretato il soprano Farinelli con la cristallina sensibilità che gli conosciamo.

  4. Pasquale Lo Cascio ha scritto:

    Devo dire che nell’occasione mi vedo costretto a dissociarmi dall’insigne Merendini, di cui pure sono note le eccelse qualità: malgrado possieda un’eccellente capacità critica infatti, il collega a volte perviene ad analisi parziali ed involute, soffermandosi sul solo valore formale delle opere. Ricordiamo perfettamente il suo tentativo di stroncatura della delicata opera prima dell’allora sconosciuto (ai più, ma non certo a noi) Frascaroli, che proprio grazie a quel cortometraggio ottenne invece la definitiva e meritata consacrazione. Ma come ben sappiamo, anche se spesso la forma coincide con la sostanza, ed indubbiamente la tecnica contribuisce a dare il giusto valore al media, tutto questo insieme non è sufficiente a definire l’arte, in senso lato e, mi si consenta, pure in quello traslato.

    Non credo di sorprendere nessuno dei fortunati presenti all’evento di mercoledì sera (a proposito: ma Merendo dov’era? Forse in compagnia del citato Vinzent Von Bygord, magari ad affiancarlo in lunghi viaggi in cui a volte si arriva ma non si parte mai?) se qui affermo che quello che sostiene, che permea, e che alla fine esce straripante dal documentario del Maestro Lanteri è invece un valore universale, a cui ogni tanto neghiamo il giusto valore, e che invece dovrebbe invece segnare l’esistenza ed il modo di giudicare di tutti noi: il SENTIMENTO.

    E’ questo che riempe le immagini degli straordinari abitatori dell’entroterra ligure, è questo che emerge dal recitativo della ‘voce dentro il campo’ (il consueto cameo che il Maestro si concede in molte sue opere), e da questo vengono immancabilmente rapiti anche gli ‘stranieri’ che, pur alieni alla cultura e alle tradizioni autoctone, si sono trovati a percorrere quei luoghi ameni (la signora americana).

    E pure il canto, protagonista assoluto del lungometraggio, ne viene rinvigorito e nello stesso tempo gli infonde significati lirici, rappresentando il trait d’union fra vecchio e nuovo, fra l’antico rapporto fra ulivo e contadino ed i nuovi stimoli di una modernità che, sia pur filtrata dalla tradizione, rivendica il proprio spazio. Ed è qui che il valore dell’opera si allarga, ed acquisisce il valore universale di cui scrivevo poc’anzi: il canto come riscatto (i neri ne sanno già qualcosa!), come aggregatore o, meglio, livellatore sociale, come strumento per elevarsi, per partecipare e dare il proprio personale contributo al sentimento comune; il canto, espresso in varie forme associative (le Compagnie, le Confraternite) come bandiera, come prima cellula della società cerianese, come costante in tutti gli eventi collettivi, come mezzo e come fine.

    E su questa galleria di attori (nel senso primitivo di persone che agiscono: fra di loro, con i luoghi, nei riti della tradizione) che via via si sussegue, il maestro Lanteri troneggia; esce da quello che sarebbe potuto essere solo un compiaciuto ed affettuoso affresco dei dintorni sanremesi per sancire il definitivo passaggio all’immortalità di quei siti, e di tutti coloro che li hanno abitati: in primis naturalmente il papà, alla cui memoria è dedicato il film.

    Giudizio finale: 9 e 1/2 per l’opera nel suo complesso, 11 per la fotografia, fra il 4 ed il 5 per il sonoro della sala in cui è stato proiettato (anche se naturalmente diamo atto al Maestro di essersi duramente cimentato, in prima persona, nel tentativo d’installazione di casse supplementari per superare il gap; il risultato è stato comunque inferiore alle aspettative…). Parere quindi più che positivo, ampiamente condiviso dai numerosi convenuti, che al termine hanno tributato all’artista una standing ovation di alcuni minuti.

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