Nuove opportunità per i pendolari.. ricchi
Avvocati, dirigenti d’azienda, imprenditori, professionisti del segmento “creativo” lasceranno l’esilio milanese, a cui erano stati costretti dal lavoro, e torneranno a vivere a Bologna?
In Francia è accaduto con il TGV, il treno a grand vitesse: casa a Lione, ufficio a Parigi. Un cambiamento che ha scomodato anche i sociologi.
Potrebbe accadere a Bologna soprattutto per i professionisti: ogni sera, lasciato lo studio o l’ufficio in centro a Milano, dopo un’ora di treno potranno prendere l’aperitivo con gli amici da Zanarini sotto i portici del Pavaglione o nei bar trendy di via Clavature, mentre i milanesi usciti alla stessa ora dall’ufficio nella zona dei Navigli staranno ancora cercando un posteggio per l’auto nel quartiere Città Studi.
Tanta velocità, ma un freno: il costo. Un abbonamento mensile per l’alta velocità sul tratto Bologna-Milano costa sui 500 euro in prima classe, quasi 400 il seconda classe. «A Bologna la vita costa meno che a Milano; l’abbonamento all’alta velocità può convenire solamente se c’è un divario importante con il costo di un appartamento a Milano», osserva l’economista Alberto Clô.
Aggiunge il fotografo Medardo Pedrini: «Rovescio la lettura rispetto a quanto è accaduto in Francia. Per molti professionisti il treno ad alta velocità potrebbe essere comodo non tanto per tenere l’ufficio a Milano e la residenza a Bologna, ma per conquistare a Milano nuovi clienti senza abbandonare lo studio a Bologna. Il problema è il costo: di questi tempi non c’è da largheggiare con i soldi».
Conferma un altro bolognese, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia: «Essere pendolari con l’alta velocità può valere solamente per chi ha una forte convenienza economica. Temo che pochi potranno trovare questa convenienza».
Pochi forse sul tratto Bologna-Milano, molti di più sul tratto Roma-Napoli. «Da decenni migliaia di napoletani – osserva Marco Spinedi, docente a Bologna e uno dei più accreditati esperti di economia dei trasporti – fanno i pendolari in treno con Roma. L’alta velocità potrà essere per molti di loro un sollievo».
Il costo della vita più basso a Napoli che a Roma, o più basso a Bologna rispetto a Milano, non significa solamente il valore economico dell’appartamento. «Chi trova un lavoro nella metropoli deve trasferire la famiglia, e ciò significa rinunciare allo stipendio del coniuge; significa cambiare scuola ai ragazzi e così via. Sono costi difficili da contabilizzare». Si allarga però il bacino del mercato del lavoro: per chi cerca e per chi lo offre.
«Dobbiamo andare a riprendere i lavori di un fisico, di Cesare Marchetti», dice Spinedi. Marchetti, lucchese, aveva studiato tra l’altro l’istinto atavico al quale un animale – uomo compreso – è disposto ad allontanarsi senza ansia dalla tana e dai luoghi conosciuti: le difficoltà cominciano quando si è oltre un’ora-un’ora e mezzo dal rifugio. «Le città si espandono, è l’interessante teoria di Marchetti, fino al diametro massimo raggiungibile in poco più di un’ora: e le loro dimensioni variano con la velocità dei mezzi di trasporto. Bologna disterà un’ora da Milano: è la macrocittà padana», conclude Spinedi.
Due le prospettive divergenti, afferma Giuseppina Gualtieri, presidente della Sab (l’aeroporto di Bologna) ed economista di area Nomisma. «Milano potrà catalizzare il terziario bolognese, portando a chiusure di attività in Emilia a vantaggio della Lombardia. Oppure viceversa la vicinanza tra le due città porterà alla nascita di nuove attività del terziario a Bologna, avvantaggiata dalla facilità dei trasporti. Sono entrambi due scenari possibili, e dovremo governare la crescita del territorio in modo che sia una crescita corretta».
L’alta velocità danneggerà il traffico dell’aeroporto di Bologna? «No. Il vero cambiamento è stato l’Eurostar, quando il tempo impiegato dal treno tra le due città è diventato davvero competitivo. L’alta velocità non tocca l’attività dell’aeroporto: qui comincia il governo del territorio di cui accennavo. Vogliamo far diventare sinergici i due mezzi di trasporto, treno e aereo, per esempio con la sopraelevata “people mover” tra la stazione di Bologna e l’aeroporto».
Gualtieri però vede anche le prospettive con Firenze. La mezzora che servirà per andare da Bologna a Firenze con l’alta velocità potrebbe consentire l’integrazione di attività culturali (eventi, mostre e spettacoli teatrali) allestite in gemellaggio da entrambe le città, «oppure – conclude Giuseppina Gualtieri – integrazioni tra le due università».
Amarissimo è invece Francesco Ramella, dell’Istituto Bruno Leoni, il think tank della destra liberale: «Viaggerà sull’alta velocità chi ha un reddito adeguato. Non userà quei treni chi ha pagato con le tasse questo servizio».

