Ci sono tipi di vita peggiori della morte
Giunge da una nostra socia un accorato invito ad occuparci di un tema davvero sensibile per tutti coloro che, come noi, amano gli animali, e molto volentieri le offriamo questo spazio.
Ci sono tipi di vita peggiori della morte. Ci sono torture peggiori di un incubo.
Nelle fattorie di Cina, Corea e Vietnam oltre diecimila Orsi Neri Asiatici restano imprigionati per oltre 20 anni in strette gabbie di metallo, non più grandi del loro stesso corpo, costretti al ruolo di ‘donatori’ permanenti della loro bile, che viene massicciamente impiegata nella medicina tradizionale locale.
Conosciuti anche come ‘Orsi della Luna’ per via della loro stupenda luna crescente sul torace, questi orsi vengono “munti” giornalmente attraverso rudimentali cateteri di metallo conficcati profondamente nelle loro cistifellee, oppure attraverso fori, aperti permanentemente ed infetti, praticati nel loro addome, attraverso i quali la bile gocciola.
Gli orsi vivono una vita di torture prima di morire, agonizzando lentamente, in seguito ad infezioni croniche e tumori.
Nel 1993 Jill Robinson, fondatrice e CEO di Animals Asia Foundation, entrò in una fattoria della bile in Cina. Questa fu la sua reazione terrificata a ciò che vide: “È una camera di tortura, un inferno per gli animali. Si vede benissimo che non si possono letteralmente muovere, non possono alzarsi, non si possono girare. La sola cosa che gli è concessa è di stendere una zampa fuori dalla gabbia per cercare del cibo”.
Letteralmente sconvolta dall’esperienza, Jill incominciò senza sosta ad instaurare relazioni e negoziati con vari dipartimenti del Governo Cinese, per porre fine a questa pratica crudele.
Nel 1995, il Ministero del Dipartimento Forestale di Guangdong chiuse la fattoria denunciata e consegnò gli orsi a Jill e al team di salvataggio AAF. Seguirono chirurgia e riabilitazione e nel dicembre del 1996, sette di questi orsi vennero liberati in un santuario di Pan Yu. Oggi cinque di loro sono sopravvissuti e al sicuro, contenti e liberi.
Tra il 1997 e 1998, si sono susseguiti intensi rapporti con le autorità cinesi, cercando di promuovere prodotti alternativi alla bile, in particolare preparati erboristici, nei diversi impieghi della medicina tradizionale.
Nel 1999, i ricercatori di AAF hanno accettato un invito delle autorità cinesi di Pechino per accompagnarli in 11 fattorie della bile collocate nella provincia di Saichuan. Sono così iniziati i negoziati per la ricerca di un nuovo accordo relativo alle fattorie e ad un maggiore impegno per il salvataggio degli orsi.
Nel Giugno 2000, a Pechino, Saichuan e Hong Kong, è stato firmato un accordo di cooperazione senza precedenti tra gli ufficiali cinesi ed AAF: grazie ad esso, viene sancita la liberazione di 500 orsi nella provincia di Saichuan, con l’obiettivo finale di abolire la pratica delle fattorie della bile.
Nel Luglio del 2000, Animals Asia ha infine firmato un accordo con le autorità cinesi per il salvataggio di 500 orsi dal collare che soffrono nella provincia di Saichuan, e per lavorare verso l’eliminazione futura dell’estrazione della bile in tutta la Cina.
Negli ultimi anni, a partire dall’ottobre 2000, oltre 40 “fattorie” di orsi sono state chiuse dal Governo e oltre 184 orsi hanno già ricevuto le cure di Animals Asia, al Centro per il salvataggio dell’orso cinese Moon Bear Rescue Centre a Saichuan. Gli orsi arrivano nelle più disperate e scioccanti condizioni, con ossa fragili e disperatamente ammalati e spaventati, ma con cure amorevoli e una continua supervisione veterinaria, la grande maggioranza di loro si riprende.
La battaglia continua, e tutti possono dare il loro contributo attraverso una serie di iniziative: per maggiori informazioni, visita il sito web dell’AAF Support Group di Bologna.
Proprio in questi giorni e fino al 28 febbraio, presso la sede di Feltrinelli in Piazza Ravegnana si tiene una mostra fotografica, inaugurata dall’intervento del noto entomologo Prof. Giorgio Celli, dove si possono vedere le stupende immagini degli orsi salvati e del Rescue Center di Saichuan.
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2 marzo 2009 alle 21:44
Come da tua richiesta (e molto volentieri) è stato aggiunto un link fisso al sito testimonial di questa iniziativa: da oggi sarà visibile nella barra laterale di destra, in basso, sull’Home page e tutte le pagine principali
Ciao Nicoletta!
3 marzo 2009 alle 15:00
GRAZIE 100000000000000000!!!!!
nico.
5 marzo 2009 alle 23:39
Aperta negli Usa una radio su internet riservata ai quattrozampe
L’inventore: “La mia gatta ama la musica e mi ha dato l’idea”. DogCatRadio per piccoli animali: “Così si sentiranno meno soli”
E’ STATA la sua gatta, Snickers, a chiederglielo. Un giorno come un altro, si è messa a miagolare scontenta, rotolandosi sul pavimento. “Cos’è che vuoi” gli ha chiesto Adrian Martinez, “Vuoi ascoltare un po’ di musica?”. Ed effettivamente, quando è partita la versione di Take me home tonight interpretata da Eddie Money, Snickers ha mostrato di gradire, rallegrandosi. E’ così che a mister Martinez è venuta l’idea. Ed è nata DogCatRadio.com, una radio online dedicata agli animali domestici, in diretta diciassette ore al giorno, dalle quattro del mattino fino alle nove, e podcast per il resto della giornata (con una “Spanish Hour”, dalle 5 alle 6, per gli ascoltatori di lingua spagnola). Obiettivo, far sì che cani, gatti, criceti e pappagallini possano sentirsi meno soli, meno in ansia, meno annoiati quando i loro proprietari sono via.
Il successo, neanche a dirlo, è stato travolgente. Soprattutto in un Paese, come gli Stati Uniti, in cui nel 2004 i proprietari di animali domestici hanno speso circa quaranta miliardi di dollari per i loro piccoli amici, per acquistare di tutto, dagli spazzolini da denti elettrici ai taglia-unghie per pappagalli ai piccoli box auto-lavanti per gatti. Ma visto che parliamo di internet, DogCatRadio pesca pubblico in tutto il mondo. “Ci piace molto quel che fate, ma non dimenticatevi dei cavalli”, scrive un ascoltatore dall’Australia.
Certo, finora l’attenzione di Martinez – che possiede sei cani e due gatti – e dei suoi cinque soci si è concentrata sui pets più diffusi. Ai quali viene riservata una playlist “ragionata”, che comprende brani nei quali compare la parola “dog”, o “cat”, oppure in cui si parla di rapporti d’amicizia, legami d’affetto.
Molto richiesta dagli ascoltatori, spiega Martinez, è Hound Dog cantata da Elvis Presley, ma piacciono anche Who let the dogs out, e That’s what friends are for, in cui Dionne Warwick rassicura: “Continua a sorridere, a continua a essere felice, sappi di poter sempre contare su di me”. Parole che garantirebbero sonni tranquilli anche ai cani più ansiosi.
Il successo, si diceva, non si è fatto attendere. “Abbiamo totalizzato 130 mila ascoltatori in un giorno – spiega Martinez – e il server è crollato. Dobbiamo procurarcene uno più potente”. Grazie, anche, alla “benedizione” della Cbs, che alla radio ha dedicato un ampio servizio, facendole una pubblicità non indifferente.
Anche perché, di soldi per autopromuoversi, non è che ce ne siano molti. “Non lo facciamo per denaro – spiega Miss Harris, nome d’arte di una deejay che, quando non lavora alla radio, si occupa di ricerche di mercato – e veniamo pagati con uno stipendio che è più che altro un rimborso spese. Quel che conta, è sapere di essere d’aiuto agli animali tristi”.
(da: La Repubblica, 2 novembre 2005)
6 marzo 2009 alle 00:19
Mi chiedevo: ma che cavolo ci fai con una copia di Repubblica del 2005? Sei un collezionista?
E quali sono gli animali che ascoltano musica alle quattro di mattina?!
Ma forse il passo dell’articolo che mi ha messo in testa gli interrogativi maggiori è questo:
Quaranta miliardi di dollari??? Va bene amare gli animali, ma ho l’impressione che gli americani (come al solito) tendano un po’ ad esagerare…
30 dicembre 2009 alle 13:09
a me mi dispiace molto
firma antonietta lillili: