Percorsi emotivi, ovvero: condividi Bologna

Veduta di BolognaFacebook e gli altri social network impazzano sulla rete, e la vita, la storia e le emozioni di milioni, miliardi di individui ormai scorrono in continuazione sui canali telematici, spesso in… tempo reale (vedi il fenomeno Twitter).

Dalla circolazione di dati che riguardano singoli cittadini alle realtà che li contengono, ovvero intere città, in fondo il passo è breve, e ora tocca anche alla nostra: è appena nato un progetto che si propone appunto di raccontare Bologna per emozioni, collocandole sulla mappa e aprendole alla condivisione più ampia.

Tecnicamente si tratta di un “geoblog multiutente aperto” ma il nome scelto, “Percorsi emotivi”, rende meglio l’idea del progetto elaborato dal Laboratorio mappe urbane dell’Istituto Gramsci e realizzato con il contributo economico della fondazione Carisbo.

Interagendo con la nuova piattaforma, e con la mediazione di una redazione, gli utenti potranno associare ad un qualsiasi punto della mappa cittadina un ricordo, un pensiero, una proposta, una scoperta, una paura. E a queste tracce potranno affiancare contributi multimediali, come una foto, un video o un audio.

Un progetto frutto di un approccio ampio al tema della città, che “è impossibile studiare da un unico angolo disciplinare”, come spiega Matilde Callari Galli, docente di Antropologia culturale all’Università di Bologna, presentando oggi il geoblog dall’Urban center. L’obiettivo è da un lato approfondire la conoscenza delle problematiche che un tessuto urbano presenta, e dall’altro “trovare forme di partecipazione per far sì che coloro che vivono la città la possano conoscere”. E se spesso si parla di “conflittualità urbana”, Callari Galli ricorda come “la nostra quotidianità è fatta di un’infinità di incontri che conflittuali non sono”. Anche se in effetti “la nostra è una città frammentata, proprio perchè abitata da diversità” che il progetto punta a far emergere.

Per Gian Mario Anselmi, docente di Letteratura italiana dell’Alma Mater, si tratta di “uno dei progetti più interessanti che si stanno realizzando, a livello nazionale, partendo dalla realtà urbana”. E nel “dibattito sulla bolognesità di Bologna”, continua Anselmi, quello che serve è “andare nel profondo” della città.

Decisamente soddisfatto Virginio Merola, assessore comunale all’Urbanistica: è una “proposta di cui Bologna deve andare orgogliosa”, perché “le emozioni, il vissuto, le passioni individuali e collettive fanno sempre più parte della nostra contemporaneità”. Tanto che “sempre più la politica se ne occupa”, ma spesso in modo sbagliato perché “più attenta alle percezioni che ai dati reali”, come accade sul tema sicurezza, rispetto al quale la politica si muove “in modo disastroso” quando cerca di “stabilire gerarchie emotive”. In altre parole, commenta l’assessore, “un sito come questo potrebbe essere esposto a qualche ronda internauta leghista”.

Curiosa, nella “città della legalità”, la prima traccia che salta fuori dallo schermo quando, in conclusione della conferenza stampa, prende il via un tour virtuale per illustrare meglio i meccanismi del geoblog. Si tratta dell’unico “ricordo” che al momento trova spazio sulla mappa e riguarda il Livello 57, storico centro sociale di Bologna, chiuso pochi anni fa. Due fotografie in bianco e nero sotto al titolo “Quando ancora esistevano i centri sociali”. Uno dei due commenti lo prolunga (“E l’arte era più democratica”), il secondo è, appunto, più emotivo: “C’ero anch’io”.

Anche la categoria “paura”, al momento, conta una sola emozione. Il titolo è “Speriamo che non sia una foto ricordo” e l’oggetto in questione è il Civis: “Bologna è una città fortemente corporativa- scrive la persona che ha inserito la fotografia- appena si fa qualcosa di nuovo c’è una qualche categoria di persone che si oppone e protesta e il risultato finale è che non cambia mai niente. Se per una volta riuscissimo a svincolarci da questo tipo di mentalità, potremmo diventare una città moderna”.

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