(im)Pari opportunità

Donne italianeLavoro meno qualificato, salari più bassi, mancanza di donne ai vertici delle professioni: a giudicare dal rapporto 2009 su pari opportunità diffuso dal World Economic Forum, che vede il nostro paese scendere al 72esimo posto (su 134 paesi considerati, il 93% della popolazione mondiale), pare che la Ministra Garfagna avrà il suo bel daffare… :mrgreen:

L’Italia, che nel 2008 era al 67esimo posto, attualmente è superata anche da Vietnam, Romania e Paraguay; precede appena la Tanzania, ed è terzultima in Europa.

A pesare è «la persistenza di indici negativi sulla partecipazione delle donne alla vita economica», in primis la disparità di salari e redditi rispetto agli uomini. «I paesi che non capitalizzano sulla metà delle loro risorse umane minano la loro competitività», ammonisce il rapporto.

La classifica di fatto assegna ai paesi scandinavi il podio delle pari opportunità tra donne e uomini. Al primo posto si piazza infatti l’Islanda (quarta nel 2008), davanti a Finlandia, Norvegia e Svezia. Seguono Nuova Zelanda, Sudafrica, Danimarca e Irlanda.

Sorprendente il Lesotho al decimo posto (dal 16esimo), davanti quindi a tutti i big europei: la Germania è 12esima, il Regno Unito 15esimo (entrambi in leggero calo), la Spagna 17esima e la Francia 18esima. Agli ultimi posti nel vecchio continente la Repubblica Ceca (74esima) e la Grecia (86esima). Il rapporto assegna poi il 31esimo posto gli Usa, in discesa di 3 posizioni e il 75esimo al Giappone.

A spingere l’italia nella retroguardia è soprattutto il sub-indice su «partecipazione e opportunità nell’economia» (96esimo posto) a causa delle disuguaglianze rispetto agli uomini nei salari (116esimo posto), nel reddito da lavoro (91esimo) e nella partecipazione alla forza lavoro (88esimo). Ovvero, solo il 52% delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini e il reddito medio delle donne è la metà rispetto agli uomini, 19.168 dollari l’anno contro 38.878.

Vanno molto meglio le aree di «potere politico» (45esimo, grazie alle donne che siedono in parlamento e al governo) e «scuola e istruzione» (46esimo posto), meno bene di quanto ci si potrebbe aspettare il settore «salute e attesa di vita» (88esimo posto).

Tra gli altri dati evidenziati dal rapporto la differenza nella disoccupazione tra donne (7,87%) e uomini (4,88%), come pure l’età media di matrimonio (28 anni). Rispetto al 2006, anno del primo rapporto sul gender gap, il voto all’Italia è solo marginalmente migliorato: laddove 1 rappresenta la parità, la penisola è passata dallo 0,646% allo 0,68%, mentre l’Islanda e i principali paesi nordici veleggiano sullo 0,82%.

All’estremo opposto Pakistan, Chad e, ultimo di tutti, lo Yemen (0,46%). «Per avere società economicamente competitive e prospere è necessario coinvolgere le donne su un livello pari degli uomini in tutti gli aspetti della vita», sottolinea il rapporto, e «l’integrazione di donne e ragazze è tanto più imperativa se si vuole una ripresa rapida e sostenibile della crisi finanziaria».

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