Cavalieri etruschi dalle Valli al Po

Morsi equini in bronzoDal 12 dicembre al 5 aprile 2010, si terrà presso la Rocca di Bentivoglio a Bazzano (BO), la mostra Cavalieri Etruschi dalle Valli al Po tra Reno e Panaro, la valle del Samoggia nell’VIII e VII secolo a.C., che illustra i più recenti studi sulle testimonianze della prima età del Ferro ad ovest di Bologna.

In esposizione più di 400 reperti archeologici, espressione del rango e del ruolo di individui appartenenti a quel ceto aristocratico che, a partire dalla metà dell’VIII secolo a.C., iniziò ad affermarsi con forza sempre maggiore.

Curata da Rita Burgio e Sara Campagnari, e promossa dal Museo Civico Archeologico “Arsenio Crespellani” di Bazzano (BO) e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, la grande mostra archeologica tratterà di Bucefalo e Alessandro Magno, Incitatus e Caligola, Marengo e Napoleone, Marsala e Garibaldi; i mitici Pegaso e Unicorno, i cavalli del sole del carro di Apollo.

L’ntento dei curatori è analizzare il processo di popolamento della Valle del Samoggia, avvenuto probabilmente sin dagli inizi dell’VIII secolo a.C. e ben ricostruibile nel VII sec.a.C. per mezzo dei materiali rinvenuti in contesti tombali scavati nell’Ottocento, in siti dell’area collinare, dell’alta, media e bassa valle. Partendo dallo studio di queste testimonianze si illustra, tramite il confronto con alcuni dei reperti più significativi dalle valli del Reno e del Panaro, l’insieme dei rapporti tra le valli emiliane e il versante toscano (aree di Firenze, Prato e Pisa).

Un esempio evidentissimo della presenza delle aristocrazie rurali ad ovest di Bologna è costituito dalle stele protofelsinee e dai segnacoli funerari con immagini antropomorfe esposti. Simbolo del percorso espositivo è la ricostruzione a scala naturale della Tomba 2 di Casalecchio di Reno, con stele protofelsinea e corredo originali.

All’interno del percorso espositivo, un ruolo non secondario è rivestito dall’analisi della figura del cavallo e del cavaliere. Il rapporto tra il cavallo e il suo compagno di elezione, il cavaliere, non è un rapporto tra mezzo e utilizzatore, è un binomio paritetico. Efficace strumento in una serie di attività fondamentali, dalla circolazione al traino, dal trasporto all’agricoltura, fedele compagno a caccia e in guerra, nobile partner in manifestazioni ludiche o religiose, apprezzato per l’elevato valore economico, da sempre il cavallo è un’icona di prestigio e di potere, vero e proprio status symbol.

Già nel mondo antico il suo possesso è un tale segno di distinzione sociale da far sì che agli inizi dell’età del Ferro cominci ad affermarsi, anche a livello iconografico, un’aristocrazia “equestre”. Man mano che i primi gruppi emergenti all’interno delle comunità protourbane iniziano a differenziarsi, per rango, ricchezza e prestigio, le loro sepolture si riempiono di morsi, finimenti e bardature equine, puntali e sonagli da carro, fibule ed altri oggetti configurati a cavallino, a volte carri, a volte addirittura cavalli (come nella necropoli di Via Belle Arti a Bologna o in quella di Verucchio, nel riminese). Una progressiva identificazione di cavalleria e patriziato che ribadisce, anche a livello funerario, il ruolo eminente dei possessori di carri e cavalli.

Nelle tombe più ricche di epoca villanoviana la figura del cavallo è una costante, come testimona il rinvenimento di oggetti connessi alla sua bardatura o al carro, che sotto forma di raffigurazioni in ceramica. È una figura che presenta due valenze inscindibilmente legate: indicatore sociale di personaggi di alto rango, e simbolo del viaggio degli stessi nell’oltretomba.

Gli ultimi studi sulle testimonianze della prima età del ferro ad ovest di Bologna hanno fatto emergere una connotazione specifica (leggibile a livello di testimonianze funerarie) legata all’uso e all’esibizione del cavallo e del carro da parte di individui eminenti all’interno delle comunità dislocate nelle valli del Samoggia, del Reno e del Panaro.

Particolarmente interessanti, infine, i risultati delle analisi archeobotaniche (a cura di Marco Marchesini) effettuate in sezioni di scavo limitrofe alle tombe. Gli studi dei campioni prelevati ai margini delle sepolture villanoviane hanno reso possibile approfondire aspetti collegati alla vita quotidiana e alle attività che si svolgevano nell’area circostante la zona del rinvenimento. E’ possibile ricostruire il quadro ambientale e vegetazionale che faceva da sfondo alle tombe e, più in generale, alle aree dalle Valli al Po tra l’VIII e il VII sec. a.C.

L’esposizione è affiancata da un percorso didattico sugli Etruschi, per le scuole, relativo alle tematiche affrontate in mostra. Sono inoltre disponibili audioguide e visite guidate per gruppi di adulti.

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