Controllo Internet? No, grazie

Lucchetto ad Internet?Dopo la decisione del Garante della privacy che avevamo citato qualche mese fa, arriva una nuova sentenza a favore di un dipendente che veniva ‘osservato’ nel corso della propria attività su Internet.

La Corte Suprema di Cassazione ha infatti annullato un licenziamento avvenuto a seguito di controlli automatici e durati pochi minuti, perché il controllo del datore di lavoro deve riguardare esclusivamente l’attività lavorativa, e non gli altri comportamenti posti in essere dal dipendente sul luogo di lavoro.

Tale decisione deve essere applicata anche se il regolamento aziendale prevede specifici obblighi di astensione, purché si tratti di infrazioni di breve durata e tali da non interferire con la normale attività lavorativa.

Il licenziamento è stato dunque ritenuto illegittimo, in quanto non solo i controlli erano stati effettuati in maniera inusuale e per un limitato periodo di tempo, ma soprattutto perché i collegamenti Internet incriminati avevano avuto una durata di pochissimi minuti ed erano avvenuti in orari compatibili con la pausa pranzo concessa ai dipendenti.

Nello specifico non sono state quindi sottratte tempo e risorse alle necessità aziendali, ed inoltre sono da considerarsi illegali tutti i i sistemi di rilevamento di accesso ad aree riservate o di controllo delle telefonate. La Corte ha inoltre precisato che ogni comportamento conflittuale può costituire un valido motivo di trasferimento ad altro reparto.

Il controllo del computer dei dipendenti, dice la Cassazione, è una “violazione della riservatezza e dell’autonomia del lavoratore”. L’installazione di questi sistemi, si legge ancora nella sentenza, “è comunque condizionata all’accordo con le rappresentanze sindacali all’interno dell’azienda”.

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