Nuova oasi di verde in fiera
Dopo alcuni mesi di lavori, da pochi giorni è stato inaugurato ed è operativo il nuovo Parco San Donnino, realizzato nell’area che si trova tra San Donnino e la zona della Multisala Medusa, che occupa una superficie di oltre 8 ettari.
Prosegue dunque l’opera di ampliamento degli spazi verdi del Comune di Bologna che, con nuove strutture attrezzate (Via Larga, Villa Contri – Nicholas Green al Reno, il parco degli Uccelli a Borgo Panigale, già pronto) conta di portare a 30 metri quadri la disponibilità di verde per ogni cittadino entro la fine del 2010.
Questo intervento è il primo stralcio programmato e riguarda l’area acquisita dal Comune di Bologna, di circa 4 ettari, già destinata nel Piano Regolatore del 1985 a verde pubblico, la cosiddetta Fascia Boscata: un grande polmone verde sviluppato a ridosso del tracciato della Tangenziale.
L’area è stata successivamente confermata nel nuovo Piano strutturale del 2008 come importante risorsa ambientale e come spazio pienamente a disposizione dei cittadini. Il nuovo parco, progettato dall’architetto Daniele Vincenzi, svolge una rilevante funzione di connessione e riqualificazione degli spazi verdi e costruiti di questo settore del quartiere, particolarmente gravato da intensa edificazione e da presenze infrastrutturali come l’asse tangenziale-autostrada, la linea merci ferroviaria, la via San Donato e il viale Europa, che segna un netto confine con il quartiere fieristico.
Il parco si articola in vari settori, indirizzati a specifiche funzioni e con differente valenza paesaggistica e ambientale, che nell’insieme vogliono interpretare in modo organico ed equilibrato le articolate richieste e i suggerimenti dei cittadini emersi nel corso del Laboratorio di Quartiere.
Per garantire l’accessibilità al parco e per migliorare i collegamenti a livello di quartiere, lungo la ferrovia si sviluppa una lunga pista ciclabile, asse portante del complesso, che unisce la via San Donato al quartiere fieristico che prospetta su Viale Europa, affiancando i numerosi orti già esistenti al piede della scarpata ferroviaria.
I percorsi interni in parte riprendono la trama dei campi agricoli preesistenti, ed alcuni sono fiancheggiati da filari di alberi o da macchie di arbusti. L’introduzione di essenze vegetali, prevalentemente autoctone, è stata piuttosto massiccia, per compensare la quasi totale assenza di verde iniziale, trattandosi in gran parte di un’area prativa un tempo impiegata per la sosta auto in occasione delle manifestazioni fieristiche.
A connotare il nuovo parco contribuiscono la grande piazza alberata – delimitata da muretti – panca in mattoni di clinker colorato; le aree di sosta didattiche lungo la ciclabile; il campo gioco per pallacanestro e pallavolo, dotato di illuminazione notturna; l’orto didattico per le scuole; i pergolati schermanti metallici, per ombreggiare subito, in attesa della crescita di rampicanti ed alberi.
Una grande duna rivolta verso l’orizzonte offre una panoramica inedita sul terreno pianeggiante circostante, in buona parte ancora coltivato e sul nuovo complesso del parco.
In posizione centrale, a fianco della piazza, è stata costruita la sede per l’associazione di volontariato che gestirà il parco: si tratta di una struttura interamente in legno, tecnologicamente evoluta, a basso impatto ambientale, con ampi spazi esterni – porticato, tettoia e pergolato – in grado di offrire adeguato supporto a molteplici attività da svolgere sia all’interno che all’aperto.
A breve si darà anche corso al bando per l’installazione di un chiosco ristoro, presso il campo di gioco, in modo da supportare meglio la funzionalità dell’intero complesso e di quel settore in particolare.
Il progetto ha compreso anche alcuni interventi di riassetto del giardino pubblico adiacente alla multisala Medusa, la cui massa vegetale, già ben sviluppata, viene così integrata alla nuova area verde, rendendo inoltre meglio raggiungibile il parcheggio immediatamente attiguo.
Le scelte progettuali hanno seguito costantemente criteri di ecosostenibilità: pavimentazioni drenanti dei percorsi, in calcestre, e limitazione delle superfici impermeabili; raccolta drenante delle acque superficiali a reintegro della falda locale – senza immissione in fognatura; illuminazione ridotta al minimo necessario e pienamente rispettosa dei criteri per la riduzione dell’inquinamento luminoso; sede dell’associazione costituita da un padiglione interamente in legno con spiccate caratteristiche di passività termica, riscaldato con fonti rinnovabili.
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14 giugno 2010 alle 12:07
Viva le piste ciclabili !!
Bisogna che questa, come le altre, siano connesse tra di loro, in modo da formare una rete che consenta di mouversi al loro interno ma soprattutto per gongiungere una zona ad un’altra, anzi tante zone con tante altre.
Fa bene alla salute nostra e a quella del … portafolio !!