Porta Europa: grandiosità o ecomostro?
Pare in gran parte conclusa, anche se l’inaugurazione è prevista all’inizio del 2011, una delle opere edilizie che stanno maggiormante contribuendo a modificare una delle trazionali direttrici di accesso a Bologna: Porta Europa.
Poche opere hanno avuto un iter così lungo, e hanno diviso la cittadinanza, come l’edificio a ponte che attraversa via Stalingrado, all’altezza del bivio verso Piazza Costituzione e la Fiera: si tratta di un intervento molto discusso, contestato fin dalle sue origini, che risalgono al lontano 1985.
Il progetto, a cui nella sua fase iniziale diede un fondamentale apporto uno dei maggiori architetti italiani della seconda metà del ‘900, il Profesor Giancarlo De Carlo, si rifà al concetto delle antiche porte medioevali, in parte ancora visibili a delimitare il centro storico.
Ma in realtà il piano urbanistico complessivo, molto ampio, mirava a ridisegnare e dare una nuova identità ai dintorni della Fiera, ovvero tutta la zona compresa fra tra via Stalingrado, via della Repubblica e via della Liberazione: un ibrido tra due quartieri, il San Donato e il Navile.
Il simbolo della trasformazione è tutto lì, nel vetro e nel cemento di Porta Europa, destinata ad ospitare gli uffici di Unipol. Opera modernissima che dà lustro alla città, e sembra voler richiamare il grande arco de La Défence, il quartiere degli affari di Parigi, secondo alcuni. Oppure assoluto ‘mostro edilizio’, simbolo della condiscendenza a certe lobby, secondo altri.

Al di là dei giudizi estetici, Porta Europa comincia a mostrare la sua funzionalità: quella di creare un ponte tra due zone della città, finora separate da una grande arteria come via Stalingrado.
All’inizio, per limitare l’impatto, si pensava di interrare la stada; poi ci si rese conto che sarebbe stato impossibile. Lì sotto passa infatti di tutto: un condotto Nato, la più grande fogna della città, le linee telefoniche. Si optò quindi per quella che venne presentata come “la soluzione migliore possibile”.
Il disegno venne definito come “un progetto amico, intelligente e dedicato al futuro, nato con l’intenzione di migliorare in modo sostanziale questa parte della città”. Tradotto in cifre, su una superficie di 260 mila metriquadrati, gli spazi sono così suddivisi: 96 mila mq di edificato, di cui 52 mila ad uso residenziale (ossia 750 alloggi), 36 mila ad uso terziario (uffici e servizi), 8 mila ad uso pubblico (scuole, sedi quartiere, ecc.); ma anche 70 mila mq di verde e 900 posti auto.
Nell’area San Donato si stanno ormai ultimando gli spazi accessori del progetto, ovvero le aree verdi e i percorsi pedonali; molto, invece, c’è ancora da fare nella zona Navile, che prevede la riqualificazione degli edifici popolari più vecchi e delle ex-aree industriali e ferroviarie come Casaralta, Sasib, Cevolani, Socomec, Bologna Motori e Petini: presumibilmente, per vedere tutto finito ci vorranno almeno dieci anni.
Per adesso la punta dell’iceberg di tutto il progetto, che è poi la parte immediatamente visibile a chi arriva a Bologna da nord, cioè appunto Porta Europa, il grande arco con facciate in vetro posto a sette metri di altezza dalla strada, è una cartolina non troppo convincente. Il sottopasso è sporco e buio, già pieno di graffiti e scritte di ogni genere: di notte non è sicuro attraversarlo a piedi.

La Porta sembra coprire interamente lo skyline di Bologna, oscurando la vista delle Due Torri a chi è diretto in centro: un risultato che qualcuno vede come il frutto di cubature fuori misura, di volumetrie raddoppiate rispetto al piano iniziale, su pressione dei costruttori.
Ora che non si può più tornare indietro, c’è almeno da sperare che la Porta contribuisca a riqualificare la zona. Oltre agli uffici di Unipol, con agenzie della Banca e della compagnia assicurativa, il complesso prevede una sala conferenze con oltre 500 posti, che potrà ospitare anche eventi culturali, un giardino pensile e un ristorante con piazza pedonale, autorimesse a più piani con circa 700 posti: potrebbe diventare un punto di riferimento per tutto il Quartiere.
Resta comunque il rimpianto che, ancora una volta, invece di “gonfiare” le cubature edilizie non si sia voluto invece raddoppiare il verde, in un’area non particolarmente dotata in questo senso.
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12 luglio 2010 alle 23:39
E io … parlo di bici, guarda caso !!
Infatti nel progetto sono inserite anche delle piste ciclabili.
L’idea, come è scritto, era d’interrare il traffico a motore e tenere a raso le corsie pedonali e le piste ciclabili … poi ci si è accorti che non si poteva andare nel sottosuolo, allora tutto è stato “alzato” di un piano.
I mezzi spinti dal motore, a raso, i pedoni e i ciclisti …. a fare le salite !!
Anziché facilitare il passo a chi deve stare su una sedia a rotelle, a chi non inquina, a chi fa moto, anche se minimo e contribuisce così a spendere meno soldi del sistema sanitario (il che significa averne un po’ di più per le pensioni), a chi non innalza per ipotesi il numero degli incidenti stradali …. si fa il contrario !
Meditate gente, meditate !!
12 luglio 2010 alle 23:53
Ho già provato l’emozione di cui parli: qualche settimana fa, una domenica pomeriggio, credo di essere stato uno dei primi a ‘provare’ l’emozione di spingermi sulla ciclabile che sale, proveniente da Viale della Repubblica.
Effettivamente il tragitto è piuttosto allucinante, una specie di toboga su due ruote.
Ma naturalmente i lavori non sono ancora finiti… si fa ancora in tempo a peggiorare
13 luglio 2010 alle 10:02
Altra esperienza. Da dietro la Minganti, si prende la ciclabile che sale e passato il nuovo centro residenziale si arriva al culmine della salita a fianco della porta Europa, lato ovest.
Lì, per ora, si può scegliere se scendere verso sud, via della Liberazione o lato nord, via Parri.
In futuro sarebbe possibile attraversare la porta, cioè ‘scavalcare’ via Stalingrado ed addirittura congiungersi a quella che venendo da viale Europa, scavalcherebbe viale Aldo Moro … ma naturalmente i lavori non sono ancora finiti …..