Teo si è svegliato

Teo sta per svegliarsi...Dopo la pausa estiva, prosegue la rubrica dedicata a Chiacchiere e Distintivo, il vecchio giornalino che si pubblicava qualche anno fa nel quartiere fieristico: un contenitore sempre in bilico fra goliardia e prosa.

Stavolta abbiamo scelto un inquietante raccontino di stampo fantasy, con tre diversi finali. Inizialmente il lettore, al termine della lettura, poteva scegliere il proprio finale preferito fra i tre possibili, o addirittura suggerirne alla Redazione uno nuovo: se volete, potete divertirvi a farlo anche voi adesso.

A parte alcune evidenti influenze di stampo kafkiano (visibili soprattutto nel primo finale), a qualcuno dei lettori dell’epoca parve di intravedere nella figura del Capodivisione del supermercato un ben noto dirigente della nostra azienda. Ma ovviamente chi legge può sempre cogliere quello che vuole… e in ogni caso, da allora, molta acqua è passata sotti i ponti.

Dal numero 1 di Chiacchiere & Distintivo, pagina 3:

TEO SI E’ SVEGLIATO

Quella mattina Teo si svegliò, e non trovò più niente come prima. O meglio, via via che uscito dal letto esplorava la camera, il bagno, il resto della casa, e poi tutto il mondo attorno, vedeva cose, oggetti, persone che ad un frettoloso esame avrebbero potuto essere le stesse, ma in realtà erano completamente, intimamente diverse dal giorno prima, da come erano sempre state, da come si aspettava che fossero.

Già la stanza, o meglio la cameretta nel suo mini-appartamento, gli faceva uno strano, stranissimo effetto: non era più quel buchetto di pochi metri quadrati che lo opprimeva e lo costringeva da sempre a lottare con lo spazio, e sacrificare pezzetti del passato, solo perché non avrebbe saputo dove collocarli. Era tornata ad essere il riparo, la capanna delle centinaia di generazioni di suoi simili che lo avevano originato, ciascuno donandogli qualcosa; era la tana del rettile, il nido del volatile, la caverna dell’orso, in una parola il suo rifugio. Era la sua casa, riempita dei colori e gli odori delle persone che amava, era un pezzetto della sua vita che nessuno poteva rubargli.

Trovarsi nella sua auto, in mezzo al traffico di una città che si era appena svegliata, fu un’altra sorpresa: non percepiva più, come gli capitava spesso, ondate di irrequietezza mista a costrizione, l’ansia di restare accalcati in spazi brevi, la frustrazione che genera cieca aggressività nei confronti di sconosciuti.

Dolcemente, e senza provarne sorpresa, era diventato animale del branco, la gazzella che saltava assieme a decine di altre, sicura della sua individualità ma con una strada comune da percorrere; era l’elefante in corsa, e assieme agli altri sentiva dentro la forza sufficiente per radere al suolo intere foreste; era il delfino, che nuotava sull’onda comunicando a grida brevi coi fratelli.

In una parola, era assieme e non contro gli altri automobilisti. Stava nella sua città, il borgo che l’aveva cresciuto ed era stato complice delle sue esperienze, un altro irripetibile tassello della sua esistenza che nessuno poteva alterare.

Ma la sorpresa più grande doveva ancora arrivare.

Parcheggiò l’auto davanti al supermercato dove lavorava, ma mentre stava per scendere si materializzò a pochi metri la sagoma del Capodivisione, quell’omone greve da cui dipendeva e che ogni giorno gli rendeva la vita difficile.

Quel molosso dai modi brutali che si pasceva con avidità del suo terrore e di quello dei suoi colleghi, e risputava ossicini che i sottocapi si affrettavano a disputarsi; il bisonte che passava con noncuranza sopra a tutti, attento solo al suo interesse, lecito o illecito che fosse; l’avvoltoio che aveva eliminato il suo predecessore, facendogli lentamente il vuoto intorno, finché non era stato costretto a dimettersi, e lasciare a lui quel posto: proprio lui, l’odiato Capodivisione, stava passando ora di fronte alla sua macchina, ma qualcosa era diverso dal solito

FINALE PULP

Più gli si avvicinava, più a Teo sembrava che cambiasse sembianze: ora il profilo sembrava meno umano, anzi, assomigliava a quello di un insetto, uno strano insetto nero, forse uno scarafaggio: si, proprio uno schifoso scarafaggio da eliminare.

Teo riaccese l’auto ed innestó bruscamente la marcia, mentre lo stridere dei pneumatici faceva girare su se stesso, lentamente, lo scarafaggio; e forse era solo una sua impressione, ma mentre lo stava schiacciando, gli pareva di ascoltare una specie di sfrigolare di antenne, una sorta di lamento estremo, sempre più acuto e martellante, sempre più forte ed invadente…… la sveglia?!

Aprì gli occhi e scattò a sedere sul letto: era sudato e confuso, ma capì subito di essere ancora a casa, la sua casa. La stanza nella penombra era sicuramente la solita, ma sembrava diversa… Teo si alzò in piedi, con un sorriso rassicurato.

Niente sarebbe stato più come prima.

FINALE PSICO

Quella maschera rincagnata ed aggressiva ora non lo respingeva più come prima, ora Teo riusciva con facilità ad avvicinarla con lo sguardo, fino quasi a passarci attraverso… Spiccò l’ultimo balzo mentale, e si sentì risucchiare all’interno dell’IO del Capodivisione: era proprio dentro la sua testa e guardava coi suoi occhi, provava le sue vere emozioni.

Fu cosi che sentì il pianto di un bambino terrorizzato da un padre autoritario, vide un ragazzo che aveva smesso di piangere e voleva solo crescere in fretta per dimostrare al padre che anche lui era forte, percepì un adulto che non riusciva più a fermarsi ed urlava ed inveiva, lacerava e dominava, per far provare al mondo tutto quello che aveva passato.

Capì tutto quello che non andava, e ancora più facilmente agì: fu come un sospiro, un alito di vento sommesso, che sussurrava mentre usciva da quella testa.

“Babbo era severo, ma mi ha sempre voluto bene” pensò improvvisamente il Capodivisione, mentre scorgeva il magazziniere Teo uscire da un‘auto, e quella nuova consapevolezza riuscì a trasformare anche l’insignificante pedina che stava vedendo in un essere umano completo, con una sua precisa identità, un inestimabile bagaglio di esperienze che avrebbe volentieri condiviso, se solo si fosse sentito motivato, se solo avesse cominciato a trattarlo come una persona. Rassicurato, il Capodivisione andò dritto incontro a Teo e lo salutò per primo, sorridendo.

Niente sarebbe stato più come prima.

FINALE MACHO

Teo evitò di rannicchiarsi al posto di guida, facendosi tutt’uno col sedile e cercando di non farsi notare, come avrebbe fatto fino al giorno prima: scese invece dall’auto, e a passi decisi gli si fece incontro.

Mentre si avvicinava, sentiva crescere la sicurezza, e ad ogni metro gli sembrava letteralmente di aumentare: non era più solo, ma ora insieme e dentro di sé portava le voci di tutti quelli che avevano dovuto subire, il lamento dei deboli e degli onesti, la protesta sommessa dei fin troppo educati, la rabbia degli ingannati, la frustrazione dei delusi; oggi erano tutti uniti con lui, come una famiglia di babbuini che mette in fuga il leopardo, come un branco di zebre che prende a calci il coccodrillo.

Il Capodivisione lo guardò, pronto ad incenerirlo per un motivo qualsiasi; ma mentre stava per aprir bocca sentì qualcosa di diverso, qualcosa che prima non c’era e che lo lasciò disorientato.

“Sei uno stronzo” disse Teo con voce calma e chiara. “Solo uno stron-zo”, sillabarono soavemente anche le altre voci che erano con lui. “E la pensiamo tutti così, ricordati” terminarono insieme mentre si allontanavano, sorridendo rassicurati.

Niente sarebbe stato più come prima.

Strano, non trovo articoli correlati!

Per ora 3 COMMENTI a “Teo si è svegliato”

  1. marco ha scritto:

    Al risveglio Teo si era guardato attorno un attimo e poi si ricordò, vide il vestiario tecnico preparato sulla cassapanca, un po’ elettrizzato si alzo’ e l’indosso’. Il vestiario così attillato gli dava una sensazione di nuova pelle, di forza naturale, fisica.
    Passò poi in cucina dove aveva già preparato in parte la colazione ipernutriente, frutta, miele, pane, latte, uovo, cereali, fettine di pecorino, tutto quello che ci voleva per iniziare bene la giornata !!
    Ripassò mentalmente, mentre mangiava, il contenuto della borsa lasciata montata, tutto era in ordine, poteva anche piovere.
    Pochi minuti più tardi usciva dalla cantina con la bici, sentendo l’aria del mattino precoce sulla pelle, l’animale era tornato in superficie, immerso nella natura annusava l’aria, si caricava con la luce del sole, come i rettili, i grandi rettili che dominarono il mondo. al collo, moderno amuleto, la pen-drive con il lavoro svolto dopo cena, la sera precedente.
    Montare in sella, sentirsi sulla strada, anche grazie ai fermapunta; la bici tecnica da strada,agile e reattiva, in un attimo la velocità, il ritmo della pedalata che interagisce con quello del respiro, la pedalata presente nel ritmo dell’equilibrio, al mantenerlo sospeso fra cielo e terra, quasi avesse scoperto i principi del volo….
    Teo s’ergeva nel traffico, vedeva più lontano delle auto,vedeva più che da un autobus o camion perchè grazie alla sua agilità poteva vedere la sua strada da molti punti di vista, allora fluido nel traffico, raggiungeva, in breve il sistema della libertà in tragitti poco frequentati o grazie ai tratti più furbi delle piste ciclabili.
    7.8 km la lunghezza del suo tragitto. la soddisfazione d’arrivare fermandosi quasi mai, rallentando poche volte, sentendo la strada nelle braccia, gestendo le curve con l’equilibrio.
    La soddisfazione d’incontrarsi con il direttore di divisione, anche lui in bici, e percorrere assieme un tratto di strada. chiacchierando di bici, d’escursioni, di tragitti cittadini, ossia di turismo e di quotidiana attività.
    Dov’erano il vecchio Teo ed il vecchio direttore di divisione ?
    Le loro pelli rinsecchite e ripiegate su se stesse, giacevano d’un canto dell’ingresso, quasi un monumento all’incomunicabilità ma se ne erano oramai liberati utilizzando la bici per scattare e lasciarsi alle spalle la vecchia passata pelle, ora appena riconoscibile.
    Teo ora era diverso, come il suo direttore.
    Il loro fisico, ora più asciutto, assumeva un tono diverso nel contesto, i loro sguardi posati trasmettevano sicurezza e disponibilità all’ascolto, passi aglili, veloci, li facevano arrivare di buon umore, sempre con delle soluzioni alla loro portata, accompagnavano l’attività del supemercato su indicazioni certe. frutto di pareri diversi e soluzioni condivise, figlie di partecipazione vera

  2. editor ha scritto:

    OK, mi arrendo. Il mio prossimo obiettivo sarà riuscire a trovare un solo singolo argomento che tu non riesca a trasformare in apologia delle due ruote… ma non sarà certo un’impresa semplice :twisted:

  3. marco ha scritto:

    Teo si è svegliato.

    Un nuovo umanesimo si va facendo largo, riconosce negli atteggiamenti sostenibili per la terra, cioè eco-sostenibili, la propria caratteristica saliente per la quale tutti gli uomini siano di pari dignità e sentono di averne diritto.

    La bici è proprio uno di quei strumenti di cui il nuovo umanesimo si serve.

    A parte i valori per l’ecologia goduta da chi la usa e la salute a cui conduce, per far camminare la bici non serve andare a cercare il petrolio o altre fonti d’energia, a tutte le latitudini si può usare, l’usura è relativa, i pezzi di ricambio non sono così ricercati e costosi come per altri veicoli, in poche parole è adatta a tutti, almeno sulla Terra.

    Teo si è svegliato.

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