I condottieri antichi
Annibale e Scipione l’Africano.
Annibale, figlio d’Amilcare, nipote d’Asdrubale, tutti generali cartaginesi, si trovò a capo dell’esercito del padre, miseramente morto nel guado di un fiume, per sfuggire ad un agguato.
Con il padre era partito per un ‘giro di controllo’ fra i possedimenti iberici di Cartagine, la più famosa delle colonie fenice.
Prese il posto di comando d’autorità , facendosi presto amare dai soldati, anche se la truppa era formata da mercenari. Infatti i cartaginesi preferivano mandare i propri giovani a fare il ‘business’, perché con i soldi si può comprare la prestazione del soldato mercenario, mentre se si mandano i propri giovani in guerra, quando tornassero avvolti nella bandiera, già allora non sarebbe stata una buona cosa per chi era al governo, in quel caso, della repubblica cartaginese.
Mentre per i romani era diverso. Erano in gran parte obbligati dal fatto d’essere diventati cittadini, ma potremmo dire di serie B !
Infatti dopo aver conquistato una terra, Roma, dopo che fosse passato il maggior numero d’anni possibile, dava a quelle genti il diritto di passare da schiavi, a ‘cittadini latini’, cosa che in particolare casi poteva avvenire anche individualmente.
Fra gli altri vantaggi c’era l’obbligo di servire nell’esercito, ai militari meritevoli, dopo una vita spesa sotto le armi, si poteva anche decidere d’attribuire la cittadinanza di Roma (cioè quella di serie A !) e magari della terra, anche lontano da Roma, in pratica una cittadinanza di serie A, menomata dal fatto di non andare mai nella capitale, così si realizzava una scala di vantaggi e posizioni che aveva lo scopo di dividere il popolo.
Annibale decise di passare il suo ‘Rubicone’, ovvero l’Ebro, fiume iberico che era stato stipulato come confine tra le ultime due grandi potenze del Mediterraneo, Cartagine e Roma, infatti alcuni decenni prima il panorama era diverso… ma questa è un’altra storia !!
Il giovane generale cartaginese voleva attaccare Roma, anche se non era nei piani immediati del suo governo, gli appariva ormai chiaro come gli interessi delle due repubbliche fossero conflittuali.
I romani lo aspettarono con un forte esercito sulla Costa Azzurra, lui decise di passare le Alpi d’inverno (mi pare al valico del Gran San Bernardo), con tanto di 137 elefanti, nonostante sapesse che là vi fosse un clima assolutamente negativo per loro, infatti solo un elefante passò vivo le Alpi ma secondo lui era prioritario sorprendere l’avversario, che avesse con sé gli elefanti non era più una sorpresa per il suo nemico.
Passate le Alpi, riuscì a farsi alleato di molte città , per es. Torino.
Un primo scontro vi fu sul Ticino, il comandante dell’esercito romano era Publio Cornelio Scipione, detto poi l’Emiliano, con questi c’era anche il figlio, che portava l’identico nome del genitore, conosciuto poi come Scipione l’Africano, che fece tesoro della sconfitta subita qui, per riuscire a vincere poi.
La supremazia dei punici in questo scontro, come in diversi casi successivi, fu dovuto alla quantità e qualità della cavalleria, reparto sempre ritenuto complementare dai romani, (almeno, come vedremo, fino alla battaglia di Zama) che preferivano lo scontro di fanteria a ranghi compatti, per coprirsi i fianchi, per arrivare al decisivo corpo a corpo, dove erano molto forti, anche grazie alla terribile spada corta, la daga, affilatissima lungo tutto il bordo, vera espressione dell’industria romana.
Una grossa battaglia fu combattuta sul fiume Trebbia.
Era ancora inverno, Annibale fece preparare le truppe che era ancora notte, l’esercito romano, accampato sull’altra riva del fiume, era nel sonno; prima che i romani si fossero alzati, mandò silenziosamente all’attacco, passando a guado il fiume, un gruppo d’incursori, armati in modo molto leggero. Ciò era veramente rivoluzionario, senza trombe, fanfare e bandiere, le processioni prima della battaglia volevano propiziarsi gli dei, cercando d’interpretare a proprio favore, gli auspici dei sacerdoti delle varie divinità .
L’accampamento romano fu gettato nello scompiglio con l’azione di sorpresa, i romani si gettarono all’inseguimento vestiti alla meno peggio e senza mangiare, come era nei piani del generale punico, passarono tutti a guado il fiume ed arrivarono a combattere contro l’esercito cartaginese schierato, a differenza loro erano con la pancia piena, con i vestiti asciutti e nella situazione ambientale, una giornata molto ventosa di un inverno gelido, fece la differenza.
I romani che si salvarono, lo fecero con le ossa rotte.
Lo scontro successivo, anche questo molto grosso, si realizzò sul lago Trasimeno; Annibale aveva sistemato le sue truppe al coperto della foresta che disegnava un arco, aspettando e lasciando ai romani il compito d’attaccare, questi per arrivare in zona, costeggiarono il lago, così facendo si disposero a troneggiare in mezzo alla pianura, peccato che con le spalle al lago, si trovassero già accerchiati, dopo poche ore di battaglia, in gran parte furono eliminati o fatti prigionieri ancora il giorno dopo.
Mi pare che fu dopo questo scontro che i romani s’affidarono a Quinto Fabio Massimo, eletto dittatore, che dopo questa sua prestazione fu soprannominato il Temporeggiatore.
Infatti egli vista la mala parata, con il forte esercito punico quasi alle porte di Roma, decise che era meglio leccarsi le ferite, fece eliminare tutti i ponti da cui gli attaccanti potessero arrivare a Roma e comandò alle proprie legioni di controllare la presenza dell’esercito nemico con azioni di guerriglia ma di non attaccare in campo aperto.
La sua tattica consentì ai romani di riprendere fiato, purtroppo il suo mandato aveva categoricamente termine dopo sei mesi, ciò era stato stabilito per la figura del dittatore, per far si che non ci prendessero troppo gusto a comandare; qualche decennio dopo, ci fu qualcuno che non mollò più il posto… ma questa è un’altra storia !
I due consoli eletti, passato il pressante pericolo, pensarono che era giunto il momento di tornare allo scontro, il terzo, che si verificò in Puglia, a Canne.
Dove Annibale schierò le sue truppe su di una lunga linea, curando di avere dello spazio libero dietro.
Attese che i romani attaccassero.
Quando vide le numerose legioni lanciate all’attacco, fece retrocedere la parte centrale del proprio schieramento, i romani pensarono che i cartaginesi scappassero, invece si trovarono ben presto accerchiati dalle ali dello schieramento avversario, cioè la cavalleria, e con questa furono ben tre le battaglie perse da Roma.
Tanti studiosi si sono domandati perché, dopo queste tre grosse vittorie, Annibale non avesse messo l’assedio a Roma.
Sembra che si fosse reso conto che Roma era ben difesa, sarebbe stato necessario avere delle macchine da guerra pesanti, complesse e dalla costosa realizzazione, quelle inventate dai generali di Alessandro Magno. I suoi soldati, dopo tante battaglie, avevano bisogno di un periodo di riposo, sapeva che quasi tutti gli assedi posti dai cartaginesi in precedenza, erano andati a finire male per gli attaccanti, infatti mentre i romani avevano inventato, proprio per scopi bellici, la latrina ad acqua corrente, le truppe dei cartaginesi dovevano sempre togliere l’assedio, causa le malattie che si diffondevano nel loro accampamento.
Visto come si stavano svolgendo le vicende, i romani pensarono d’affidarsi, dopo molteplici ed approfondite discussioni, all’ancora giovane Scipione poi soprannominato l’Africano, il quale, nello scontro sul Ticino sopra citato, era riuscito a stento a salvare il padre e che si vedrà poi come avesse messo a profitto quella sconfitta.
Scipione decise di portare l’attacco a Cartagine, partendo da capo Lilibeo, il punto della Sicilia più vicino alla sua meta, sorprendendo Annibale che dovette ritornare precipitosamente in patria grazie alla flotta, partendo però dalla Puglia.
Forse già da questa mossa, si può capire come il giovane generale avesse imparato da Annibale a cercare di sorprendere l’avversario.
La sera prima della grande battaglia Scipione ed Annibale si trovarono a parlamentare su di una collina, le fonti non riportano cosa si dissero, solo che parlamentarono molto a lungo.
Scipione preparò le sue truppe in questo modo, davanti mise trombe e tamburi con l’intenzione di spaventare gli elefanti, più dietro le sue linee erano disposte con grandi spazi liberi fra i soldati, in modo che si potessero scansare alla carica degli elefanti ed eventualmente colpirli di lato.
Cosa molto importante che aveva organizzato fin da prima della partenza , fu la preparazione e la quantità di cavalleria che da quel momento, non fu più solo un compendio alla fanteria ma un’arma altrettanto importante; comunque, non contento del lavoro svolto, già sul suolo africano cercò e trovò degli alleati per averne ancora.
All’attacco degli elefanti, fece risposta il rumore provocato dalle trombe e dai tamburi romani, ciò li terrificò rivolgendoli contro le due ali cartaginesi formate dalla cavalleria e la loro corsa sfrenata le mise in rotta, le due ali dello schieramento romano, formate d’altrettanta cavalleria, non se lo fecero ripetere due volte: visti i diretti avversari in affanno, li attaccarono immediatamente a fondo, mettendoli in fuga ed inseguendoli, mentre gli elefanti che non si erano spaventati, passarono quasi tutto lo schieramento romano senza fare danni, grazie agli spazi apertigli da Scipione a mezzo di una vasta e diffusa opera di convincimento delle truppe e poi, pochi ed isolati, furono eliminati.
Le file dei fanti rispettivi si diedero battaglia, Scipione cercò d’accerchiare i nemici con la sola fanteria ma Annibale aveva tenuto la sua riserva molto distante, apposta per evitare la manovra,
A questo punto i romani, già quasi tutti impegnati nello scontro, potevano correre il rischio di subire il contrattacco della forte terza linea di Annibale, costituita dalle truppe più esperte e tenute fin allora di riserva, ma proprio in quel momento arrivarono i reggimenti di cavalleria romana ed alleata che dopo aver sconfitto e disperso quella cartaginese, tornava alla carica e prendeva la fanteria punica alle spalle, dando battaglia vinta ai romani.
Questo fu lo scontro decisivo, Annibale si salvò ma per Cartagine non ci fu più storia.
Dove si può vedere il cambiamento tra le prime battaglie italiche e questa ?
Prima l’esercito romano era ingessato, ognuno nei suoi compiti e competenze, i generali non lavoravano con la fantasia ma con l’abitudine, ripetendo sempre gli stessi moduli, gli stessi schemi; era diffusa l’abitudine di non guardare cosa facessero gli avversari ma neanche i commilitoni di altri corpi e fatto altrettanto fondamentale, non valorizzava la cavalleria. Invece Scipione capì che per battere Annibale doveva attuare una politica diversa, le manovre dovevano adattarsi al campo di battaglia, alle circostanze; ognuno doveva averne chiaro il fine, tramite la filiera di comando; decise di rivalorizzare la cavalleria e di creare sempre qualcosa d’inatteso .
Come già Annibale faceva, anche i romani attuarono, come si direbbe oggi, il problem solving e realizzarono una maggiore partecipazione alle responsabilità fra i vari corpi militari ed armi componenti l’esercito.
Fra storia e mito.


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