Il mistero della pietra

Alla scoperta di un antico segreto per le strade di Bologna di Sandro Samoggia

Collana di storie bolognesi - Costa editore

Un romanzo giallo particolare, da dati di fatto visibili tutti i giorni, o quasi, sviluppa una storia inanellata con le pietre, le vie, le scritte lapidarie della nostra città.

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Se niente di tutto ciò ti interessa, prova a scorrere gli scritti archiviati in Segnalazioni.

Per ora 18 COMMENTI a “Il mistero della pietra”

  1. marco ha scritto:

    Chi avrebbe mai detto che a Bologna, quasi un millennio fa, sia stato istituito un ordine militare, conventuale e non, tipo quello dei ‘templari’ ?

  2. marco ha scritto:

    La pietra del mistero

    Chi è particolarmente sensibile non vada oltre nella lettura, quello che vi racconto non sono, questa volta, mie sensazioni personali ma solo dati oggettivi particolarmente vividi e perturbabili, riscontrabili sulle fonti.

    Come vi dicevo precedentemente a Bologna nel 1260 fu fondato un ordine di frati, una delle sue caratteristiche era quella di essere militare, in un certo senso affratellato ai Templari, per la difesa dell’ordine pubblico, potremmo dire oggi, allora dicevano per far da paciere fra le grandi famiglie in lite, sia che fossero della stessa città o meno.

    Deriva il suo nome da una specifica lettura di una delle caratteristiche della Madonna, ovvero il suo essere gaudiosa nella pace, quindi l’ordine fu chiamato dei frati Gaudenti, che quindi non aveva nulla di goliardico, almeno all’inizio.
    Altra peculiarità; i frati potevano vivere anche a casa propria, per quanto sposati, si obbligavano di sicuro a non praticare più rapporti sessuali.

    L’ordine fu in breve riconosciuto anche dal pontefice, cosa che permise al Grande Maestro dell”Ordine di annoverare fra le proprie proprietà, ossia sedi dei frati che preferivano convivere, diversi luoghi.
    Nella ns. città, o nei pressi della stessa, se ne annoverano almeno tre, il primario eremo di Ronzano, l’abbazia di Castel de’ Britti e il convento di Casaralta, sito dove attualmente risiede, a proposito di militare, una caserma.

    Il convento era compreso nella proprietà dei Della Volta, già nel ‘500 si ha notizia di una lapide molto particolare, successivamente copiata per studiarla e quindi trascritta su di un’altra lapide nel ‘700; si legge che il padrone di casa la volle rifare perché la prima era quasi illeggibile però, purtroppo, più piccola, è per questo che nella lapide giunta fino a noi, furono tralasciate le ultime tre righe.

    Per i puristi la copio in latino (TRANQUILLI !! più sotto la troverete anche in italiano) e, specifico, tutta intera, dato che sono appunto riuscito a trovare anche la parte mancante in quella conservata attualmente nel Museo Medievale di Bologna.

    D. M.
    AELIA LELIA CRISPIS
    NEC VIR NEC MULIER NEC ANDROGYNA
    NEC PUELLA NEC IUVENIS, NEC ANUS
    NEC CASTA NEC MERETRIX NEC PUDICA
    SED OMNIA
    SUBLATA
    NEQUE FAME NEQUE FERRO NEQUE VENENO
    SED OMNIBUS
    NEC COELO NEC AQUIS NEC TERRIS
    SED UBIQUE IACET
    LICIUS AGATHO PRISCIUS
    NEC MARITUS NEC AMATOR NEC NECESSARIUS
    NEQUE MOERENS NEQUE GAUDENS NEQUE FLENS
    HANC
    NEC MOLEM NEC PYRAMIDEM NEC SEPULCHRUM
    SED OMNIA
    SCIT ET NESCIT CUI PRODEST

    HOC EST SEPULCHRUM INTUS CADAVER NON HABENS
    HOC EST CADAVER SEPULCHRUM EXTRA NON HABENS
    SED CADAVER IDEM EST SEPULCHRUM SIBI

    DEI DEGLI INFERI
    AELIA LELIA CRISPIS
    NE’ UOMO NE’ DONNA NE’ ERMAFRODITE
    NE’ FANCIULLA, NE’ GIOVANE, NE’ VECCHIO
    NE’ CASTA, NE’ MERETRICE, NE’ PUDICA
    MA TUTTE QUESTE COSE INSIEME
    MORTA
    NON PER FAME, NON PER FERRO, NON PER VELENO
    MA PER TUTTO CIO’
    NON IN CIELO, NON NELL’ACQUA, NON NELLA TERRA
    MA OVUNQUE GIACE
    LUCIUS AGATHO PRISCUS
    NE’ MARITO, NE’ AMANTE, NE’ PARENTE
    NON TRISTE, NON ALLEGRO E NON PIANGENTE
    SA E NON SA PERCHE’ POSE QUESTO
    (CHE NON E’) MAUSOLEO, NE’ PIRAMIDE, NE’ SEPOLCRO
    MA TUTTO CIO’

    QUESTO E’ UN SEPOLCRO CHE NON CONTIENE CADAVERE.
    E’ UN CADAVERE NON CONTENUTO IN UN SEPOLCRO.
    MA IL CADAVERE STESSO E’ A SE’ SEPOLCRO

    Graficamente ho staccato le ultime tre righe perché si possa considerare il motivo che ha indotto gli artefici dell’attuale lapide, a trascurare di trascriverle.
    Ho ben visto che il nome del supposto autore non è il medesimo, tra testo latino e traduzione LICIUS AGATHO PRISCIUS e LUCIUS AGATHO PRISCUS.
    Non so se la ragione sia da imputare ad un errore o che altro, so solo che la mia fonte attuale recita come ho trascritto.

    Una volta scoperto che cosa voglia dirci l’estensore del testo, almeno a me piacerebbe sapere il motivo per cui questa lapide fosse conservata, presso il convento, nonché casa, di almeno un Gran Maestro dell’Ordine.

    Non vi sto a fare l’elenco dei personaggi di fama internazionale che da almeno un paio di secoli hanno provato a carpire il segreto della ‘Pietra di Bologna’, senza riuscirvi ma rimanendo essi molto più famosi del testo che non sono riusciti a decodificare.
    A fronte di questo testo, l’indovinello della sfinge, scolora.

    La versione più accreditata fra le interpretazioni è questa, che la lapide sia opera di una mente decisamente particolare, avente lo scopo far lambiccare il cervello al più alto numero possibile di persone.

  3. L’eretico ha scritto:

    sia opera di una mente decisamente particolare, avente lo scopo far lambiccare il cervello al più alto numero possibile di persone.

    …e anche tu vuoi proseguire in questa direzione?

  4. marco ha scritto:

    No; se l’avessi voluto, avrei proposto un po’ della ‘farina del mio sacco’, anche se più scarsa di questa.

    Ma esprimiti tu ora: a te piacerebbe scandagliare il mondo con degli indovinelli, ossia fingerti sfinge ?

  5. L'eretico ha scritto:

    Beh, porre quesiti piace anche a me: diciamo però che, più che degli indovinelli, mi piace fare domande con risposte ovvie, giusto per mettere degli accenti sui variegati aspetti dell’umano essere…

  6. marco ha scritto:

    Le domande ovvie mi fanno venire in mente le indagini sociologiche o quelle poliziesche, t’ispiri più alle prime, mi pare.
    E se non sono indiscreto, così tanto per fare appunto una domanda, puoi pubblicare il risultato che ne hai tratto ?

  7. L'eretico ha scritto:

    Avevo detto (o meglio, scritto) che mi piaceva fare domande, non che mi piaceva rispondere ;-)

  8. roberto ha scritto:

    sto scrivendo un libro sulle origini misteriose di bologna e sto formulando alcune teorie sulla soluzione e l’interpretazione della pietra di Casaralta. Sono indirizzato all’analisi del territorio piu’ che all’analisi pura della scritta. Appena sara’pronta la mia relazione spero di riuscire a renderla pubblica.ps lo sapete che e’impossibile visitare la pietra al museo perche’ coperta da un ridicolo schermo per diapositive? e’ un oggetto conosciuto in tutto il mondo ,piu’ citato delle due torri ,e qualcuno dice anche che abbia poteri molto potenti!ciao e a presto

  9. marco ha scritto:

    Molto interessante !!

    Sono convinto che potrai portare a termine, con soddisfazione, la tua fatica e che vorrai darci il modo per poterla leggere.

    Purtroppo la cultura bisogna mantenerla e per farlo è necessario approfondirne la conoscenza.
    Infatti ripetere un’informazione già diffusa, annoia o quanto meno non suscita interesse in chi la conosce e quindi bisogna, quanto meno, raccontarla in modo sempre diverso.

    Il fatto che la “pietra” sia ‘nascosta’ dietro uno schermo, ci dice come si possa migliorare la diffusione della tanta cultura di cui disponiamo, ricordando che la sua diffusione ci migliora sotto molteplici punti di vista.

    Quindi attendiamo la tua fatica e grazie !!

  10. Mastro di Chiavi ha scritto:

    Bene, salutiamo Roberto e lo ringraziamo per l’intervento.

    Su POSTFIERA.org siamo piuttosto sensibili a ciò che concerne la divulgazione e la valorizzazione di tutti gli aspetti della nostra città, e ci fa quindi molto piacere (in attesa della sua opera) poter raccomandare ai nostri soci il suo sito web Bologna antica

  11. Cerasi ha scritto:

    Io quattro anni fa per vedere la lapide ho dovuto fare richiesta direttamente al direttore del Museo Civico Medievale. Però ci sono riuscito. Non capisco perchè non venga esposta degnamente. E dire che sul pieghevole del museo è citata come uno degli pezzi principali della collezione.

    Comunque, io non credo che l’Aelia Laelia Crispis non abbia senso e ho dato all’enigma una soluzione che mi soddisfa.

  12. marco ha scritto:

    Affascinante !!

  13. valletrisco ha scritto:

    Che ne è del commento che ho inviato la settimana scorsa?

  14. editor ha scritto:

    Francamente sembra che il tuo commento precedente non sia pervenuto! Chiedo scusa per l’eventuale problema tecnico, e ti prego di riscriverlo.

  15. valletrisco ha scritto:

    Premessa

    Ho letto con interesse il commento di marco del 9/12/2006 e mi sembra che la traduzione di cui è in possesso restituisca la lapide alla sua integrità, per quanto riguarda i nomi: infatti PRISCIUS non è documentato come appellativo latino, mentre PRISCUS lo è sufficientemente. La fonte di marco deve quindi avere avuto come riferimento la lapide originaria.
    Per quanto riguarda i tre versi finali, è stato dimostrato dalla studiosa Maria Luisa Belelli che essi sono dell’autore greco del VI secolo Agatia lo Scolastico, tradotto in latino prima da Ausonio e poi dal Poliziano.
    Devo dire che condivido con marco il dubbio che fossero ragioni di spazio ad aver fatto cadere questi tre versi dalla lapide conservata nel museo di Bologna e proprio lavorando su questo dubbio sono riuscito a trovare la soluzione dell’enigma.
    Poichè però nella trascrizione di marco vi sono dei refusi di stampa (LICIUS per LUCIUS, CUI PRODEST per CUI POSUERIT) ritengo utile ripetere le notizie essenziali (che traggo dal sito http://angolohermes.interfree.it) prima di illustrare la chiave dell’enigma.

    La pietra di Bologna

    La lapide è stata scolpita nel XVI secolo su commissione di Achille Volta, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Gaudenti, ed era apposta sulla parete della chiesa di Casaralta, sede dell’Ordine. Essa recitava:

    D. M.
    AELIA LAELIA CRISPIS
    NEC VIR NEC MULIER NEC ANDROGYNA
    NEC PUELLA NEC IUVENIS NEC ANUS
    NEC CASTA NEC MERETRIX NEC PUDICA
    SED OMNIA
    SUBLATA
    NEQUE FAME NEQUE FERRO NEQUE VENENO
    SED OMNIBUS
    NEC COELO NEC AQUIS NEC TERRIS
    SED UBIQUE IACET.
    LUCIUS AGATHO PRISCUS
    NEC MARITUS NEC AMATOR NEC NECESSARIUS
    NEQUE MOERENS NEQUE GAUDENS NEQUE FLENS
    HANC
    NEC MOLEM NEC PYRAMIDEM NEC SEPULCHRUM
    SED OMNIA
    SCIT ET NESCIT CUI POSUERIT

    HAC EST SEPULCHRUM INTUS CADAVER NON HABENS
    HOC EST CADAVER SEPULCHRUM EXTRA NON HABENS
    SED CADAVER IDEM EST SEPULCHRUM SIBI

    Cioè:

    AGLI DEI MANI
    AELIA LAELIA CRISPIS
    NE’ UOMO NE’ DONNA NE’ ANDROGINA
    NE’ FANCIULLA NE’ RAGAZZA NE’ VECCHIA
    NE’ CASTA NE’ DI FACILI COSTUMI NE’ PUDICA
    MA TUTTO CIO’
    UCCISA
    NE’ DALLA FAME NE’ DAL FERRO NE’ DAL VELENO
    MA DA TUTTI QUESTI
    NE’ IN CIELO NE’ NELL’ACQUE NE’ IN TERRA
    MA OVUNQUE GIACE.
    LUCIUS AGATHO PRISCUS
    NE’ MARITO NE’ AMANTE NE’ PARENTE
    NE’ TRISTE NE’ ALLEGRO NE’ PIANGENTE
    QUESTA
    NE’ MOLE NE’ PIRAMIDE NE’ SEPOLCRO
    SA E NON SA A CHI LA DEDICHERA’.

    QUESTO E’ UN SEPOLCRO CHE NON HA CADAVERE ALL’INTERNO
    QUESTO E’ UN CADAVERE CHE NON HA SEPOLCRO ALL’ESTERNO
    MA IL CADAVERE STESSO E’ A SE’ SEPOLCRO

    Nel ‘600 il senatore Achille Volta, omonimo del suo antenato, fa ricopiare la lapide, divenuta illeggibile, informando, su una lapide più piccola, dell’avvenuta ricopiatura. E’ appunto la copia quella che si trova ora apposta al Museo Civico Medioevale di Bologna, mancante dei tre versi finali e con PRISCUS trasformato in PRISCIUS.
    E su di essa tante persone si sono lambiccate nei secoli il cervello.

    La chiave dell’enigma

    L’idea che porta a sciogliere l’enigma della pietra di Bologna viene dall’osservazione che la lapide originariamente apposta nella chiesa dell’Ordine dei Cavalieri Gaudenti comprendeva i versi finali

    HAC EST SEPULCHRUM INTUS CADAVER NON HABENS
    HOC EST CADAVER SEPULCHRUM EXTRA NON HABENS
    SED CADAVER IDEM EST SEPULCHRUM SIBI

    ben noti agli umanisti.
    E’ naturale chiedersi perchè il senatore Achille Volta, nel far ricopiare la lapide opera dell’antenato Gran Maestro, appartenente alle memorie storiche della famiglia, abbia fatto tralasciare questi versi. L’ipotesi che si può avanzare è che, ad un secolo dall’ideazione della pietra, si fosse perso il senso dell’iscrizione, ma, essendo in un’epoca in cui erano ancora in auge gli studi umanistici, fossero conosciuti i tre versi finali ed il loro autore.
    I versi potrebbero quindi essere stati omessi per allontanare il sospetto che anche l’iscrizione a cui erano in coda fosse stata copiata.
    Ma perché, un secolo prima, in un’epoca in cui gli studi umanistici erano ancora più fiorenti, Achille Volta, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Gaudenti, aveva voluto aggiungere, ad un testo completamente originale nella storia dell’epigrafia, dei versi che tutte le persone di cultura conoscevano? Nasce il dubbio che essi non siano altro che la chiave di lettura dell’enigma al quale sono stati accodati, enigma che tratta comunque di una persona che è morta e di un’altra che “sa e non sa” a chi erigerà la sepoltura.

    Analisi della chiave

    I tre versi letti tutti insieme rappresentano essi stessi un enigma, ma ciascuno di essi, a se’ stante, ha un senso compiuto. E se ogni verso fosse un indizio per una delle soluzioni dell’enigma principale? La pietra sarebbe, per così dire, un “enigma a tre facce”, ognuna delle quali porta ad uno dei versi finali.
    La struttura “a tre facce” è evidente nella maggior parte del testo: molte righe contengono infatti tre termini, mentre alcune contengono un solo termine, uguale, è da presumersi, per le tre facce.
    L’ “armatura linguistica” che costringe a considerare tutte e tre le facce insieme è costituita dalle negazioni ripetute singolarmente (NEC…NEC…NEC; NEQUE…NEQUE…NEQUE) e dalle contapposizioni generalizzanti (SED OMNIA; SED OMNIBUS; SED UBIQUE).
    Liberiamo allora l’iscrizione da quest’armatura. La pietra si presenta ora come un’esemplificazione, in chiave giocosa (come si addice al Gran Maestro dei Cavalieri Gaudenti), del tema:
    “A volte la morte di una persona pone colui che si occupa della sepoltura in una situazione, a dire poco, ambigua”.
    A sostegno della tesi vengono illustrati un dramma edificante, un dramma passionale ed un dramma esistenziale, per ognuno dei quali uno dei versi dell’epigramma serve da conclusione.

    Il dramma edificante

    Leggendo in verticale la prima colonna dell’iscrizione, scartando l’ “armatura linguistica”, si ha:

    AELIA, VIR, PUELLA CASTA, SUBLATA FAME, COELO IACET.
    LUCIUS, MARITUS, MOERENS, HANC MOLEM
    SCIT ET NESCIT CUI POSUERIT.
    HAC EST SEPULCHRUM INTUS CADAVER NON HABENS

    Cioè:

    AELIA, O UOMO (apostrofe al passante), FANCIULLA CASTA,
    UCCISA DALLA FAME (dagli stenti), GIACE IN CIELO.
    LUCIUS, MARITO, TRISTE, SA E NON SA QUESTA MOLE PER CHI
    SARA’ ERETTA (perchè se Aelia giace in cielo non può trovarsi nella mole)
    QUESTO E’ UN SEPOLCRO CHE NON HA CADAVERE ALL’INTERNO

    Il dramma passionale

    Leggendo in verticale la seconda colonna dell’iscrizione, ancora scartando l’ “armatura linguistica”, si ottiene:

    LAELIA, MULIER, IUVENIS MERETRIX, SUBLATA FERRO, AQUIS IACET.
    AGATHO, AMATOR, GAUDENS, HANC PYRAMIDEM
    SCIT ET NESCIT CUI POSUERIT.
    HOC EST CADAVER SEPULCHRUM EXTRA NON HABENS

    Cioè:

    LAELIA, O DONNA (apostrofe alla passante, più sensibile alle storie
    passionali), RAGAZZA DI FACILI COSTUMI (meretrix non è qui la
    professione, ma una qualifica del comportamento), UCCISA DAL FERRO
    (dal pugnale), GIACE NELL’ACQUE (dopo il delitto il cadavere è stato
    fatto sparire in un lago, o in un fiume, o in mare).
    AGATHO, AMANTE (ma amator ha un significato più intensivo rispetto
    ad amans, per cui direi meglio “che continua ad amarla”), ALLEGRO
    (perchè ora Laelia non può più essere di altri), SA E NON SA QUESTA
    PIRAMIDE PER CHI SARA’ ERETTA (perchè se la dedica a Laelia dovrà
    ammettere il delitto e l’occultamento di cadavere).
    QUESTO E ‘ UN CADAVERE CHE NON HA SEPOLCRO ALL’ESTERNO

    Il dramma esistenziale

    Leggendo in verticale la terza colonna dell’iscrizione, sempre scartando l’ “armatura linguistica”, si ha:

    CRISPIS ANDROGYNA, ANUS PUDICA, SUBLATA VENENO, TERRIS IACET.
    PRISCUS, NECESSARIUS, FLENS, HANC SEPULCHRUM
    SCIT ET NESCIT CUI POSUERIT
    SED CADAVER IDEM EST SEPULCHRUM SIBI

    Cioè:

    CRISPIS ANDROGINA, VECCHIA PUDICA( che quindi non ha mai
    svelato a nessuno il suo segreto), UCCISA DAL VELENO (un suicidio
    dopo anni di sofferta esistenza), GIACE PER TERRA.
    PRISCUS, PARENTE, PIANGENTE, SA E NON SA QUESTO SEPOLCRO
    PER CHI SARA’ ERETTO (egli pensa che sia per un’anziana parente,
    mentre in effetti potrebbe dirsi che è per un anziano parente)
    MA IL CADAVERE MEDESIMO E’ SEPOLCRO A SE STESSO
    (perchè custodisce il segreto della sua natura).

    Conclusione

    Mi sembra che a questo punto la storia dell’enigma della pietra di Bologna possa degnamente riassumersi come segue:

    ACHILLE SCRISSE LE PAROLE SUE
    UNENDO I VERSI DI UN ANTICO VATE.

    ACHILLE SCRISSE LE PAROLE ALTRUI
    TOGLIENDO I VERSI DI UN ANTICO VATE.

    ACHILLE LESSE I VERSI DI QUEL VATE
    SVELANDO LE PAROLE CH’ALTRI SCRISSE.

    Naturalmente dei tre distici il primo si riferisce ad Achille Volta, il Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Gaudenti, il secondo ad Achille Volta, il senatore suo discendente, il terzo ad Achille Valletrisco, l’autore di questo commento.
    Ma se li leggiamo tutti insieme ho l’impressione che incapperemo in un nuovo enigma!

  16. marco ha scritto:

    Ciao Achille,
    ti ringrazio per l’interesse, la professionalità dimostrati e l’abnegazione volta (Volta ?) alla soluzione dell’enigma. Non abiterai nei pressi di Casaralta. per caso ?
    Scherzi a parte, secondo perché questi tre “testi” sono stati condensati in un unico messaggio ?
    Il solito scherzo ? Far meditare sul valore della vita e della morte ?
    E ancora, è forse per questo motivo che detto messaggio aveva la rilevanza che aveva ? Cioè l’essere posto su di una parete della chiesa dell’ordine, anche se su di una faccia esterna ?

    Grazie e ancora complimenti !!!

  17. Achille jr ha scritto:

    La soluzione proposta da Valletrisco mi sembra la famosa “quadratura del cerchio”.
    Solo un altro Achille poteva svelare il mistero.
    De Achillibus Unitis! :)

  18. valletrisco ha scritto:

    Ciao marco,

    credo che ancora una volta hai colto nel segno, quando parli del “solito scherzo”.
    A mio parere il Gran Maestro è partito dall’epigramma, pensando di farne un’esemplificazione in chiave giocosa. Una volta tracciati i tre drammi, mentre, soddisfatto di sè, osservava il risultato, si è accorto che con pochi ritocchi (ho l’impressione che inizialmente le apostrofi nel dramma edificante ed in quello passionale non fossero presenti) e l’aggiunta dell’ “armatura linguistica” il tutto si sarebbe trasformato in un enigma con chiave incorporata, in forma di pietra tombale.
    (Questo è un classico esempio di quella che gli inglesi chiamano “serendipity”, cioè la facoltà di fare gratificanti ed inattese scoperte per puro caso).
    Il nostro dunque, oltretutto bolognese e quindi incline ad apprezzare il lato burlesco delle cose, si è ancor più compiaciuto della veste che il suo divertissement avrebbe finito per assumere ed ha deciso di fare scolpire la lapide, proponendosi di tendere la trappola ad un buon numero di persone (ricordiamo che l’Ordine dei Cavalieri Gaudenti ospitava nelle sue proprietà viaggiatori provenienti dall’Italia e da altre nazioni). Naturalmente, per dare più verosimiglianza alla cosa, l’epigrafe avrebbe dovuto essere apposta dove tali pietre all’epoca normalmente si trovavano, cioè in una chiesa.
    Nella tenuta di Casaralta la chiesa c’era, ma forse il prete non diede l’assenso ad inserire una lapide da burla fra le tombe, o forse il Gran Maestro stesso pensò che la lapide, isolata dalle altre e posta sulla facciata esterna della chiesa, avrebbe attratto ancor più l’attenzione e la curiosità dei visitatori.
    “Tutto qui?” mi dirai.”Solo una questione di vanità e voglia di stupire gli altri?” Io penso proprio di sì.

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