FRONTIER: la linea dello stile
E’ partito il progetto FRONTIER, sostenuto e coordinato dal Comune di Bologna e con il patrocinio e il sostegno della Regione Emilia Romagna, che si propone la valorizzazione di Writing e Street Art, sia attraverso la realizzazione di tredici opere murali di dimensione monumentale che approfondendo l’aspetto teorico e critico delle due discipline.
Sino ai primi di agosto, cinque artisti stranieri e otto italiani lavoreranno quindi alla creazione di opere site specific di grande portata architettonica e visiva.
Gli artisti lavoreranno nei quartieri della città, a stretto contatto con i residenti delle case i cui muri sono stati scelti dai curatori del progetto come ‘tele’ ideali per opere di ampie dimensioni e dal forte impatto visivo.
I cantieri, infatti, saranno aperti al pubblico, che potrà seguire la realizzazione delle opere passo per passo: un’occasione unica per vedere quali tecniche utilizzano gli artisti per creare e dare forma alle loro creazioni.
FRONTIER si concluderà a gennaio 2013 con una fase dedicata alla riflessione critica e storica: un convegno internazionale ospitato da Mambo – Museo di Arte Moderna di Bologna, che approfondirà gli aspetti critici e storici dei movimenti del Writing e della Street Art.
Dopo circa trent’anni, Bologna riacquista così un ruolo importante come centro di produzione e di riflessione di queste forme artistiche urbane.
Nel 1984 infatti, proprio a Bologna si tenne la mostra Arte di frontiera, presso l’allora Galleria Civica d’Arte Moderna. New York Graffiti alla quale parteciparono i protagonisti della Old School of New York tra cui Kenny Scharf, Keith Haring, Crash, John Ahearn, Toxic, Jean-Michel Basquiat.
Fino al 25 giugno è aperto il cantiere per l’olandese Does, il parigino Honet e il polacco M-City. Does colorerà un muro in via Michele Colonna con influenze che vanno dal fumetto alla videogame culture. Honet, che collaborato con Lacoste, Prada, Louis Vuitton, Ateliers Ruby, sarà all’opera in via del Lavoro 18.
M-City, il cui tratto distintivo si trova nell’utilizzo dello stencil su ampie superfici murarie usati per disegnare un immaginario fortemente influenzato dai simboli delle metropoli contemporanee: grandi complessi industriali si fondono all’iconografia del trasporto (treni, locomotive, navi), in un gioco di pieni e vuoti acuito dalla rappresentazione bidimensionale o assonometrica, lascerà la sua opera in via Scipione dal Ferro 21.
Dal 25 al 30 giugno toccherà a Hitnes, artista italiano che ama la figurazione naturalistica, al quale è stato assegnato il cantiere in via Pier de’ Crescenzi 22; e a Etnik, anch’egli italiano che predilige le città prospettiche, sarà all’opera in via del Lavoro 3.
Dal 2 all’8 luglio, scendono in campo il bolognese Dado (via San Donato 52) con il writing ‘mediterraneo’ che sconfina nella scultura, nel design, nell’installazione; il riminese Eron, maestro delle sfumature, che lavorerà in via Michele Colonna; e il padovano Joys che in via Marco Polo 21 traccerà un lavoro segnato dalla ricerca della tridimensionalità e del perfetto controllo di luci e ombre.
Dal 9-15 luglio, colori in mano per Cuoghi Corsello, artista bolognese riconosciuto a livello internazionale che lascerà la sua firma in Pier de’ Crescenzi 30 e Rusty, tra i primi writer bolognesi, che siglerà un’opera in via Marco Polo 21. Dal 10 al 16 luglio sarà la volta del tedesco Daim che creerà un graffito in via Fioravanti 10, davanti alla sede del Comune di Liber Paradisus.
Infine, dal 30 luglio al 5 agosto, il romano Andreco coprirà di simbologia ritualistica lo spazio assegnatogli in via dello Scalo 32.
Data e luogo sono ancora segreti, invece, per Phase II, artista statunitense attivo a New York fin dagli anni Settanta: considerato uno dei fondatori del Writing. Phase II è noto per avere sviluppato il cosiddetto Bubble style, caratterizzato da lettere paffute simili a bolle.


24 giugno 2012 alle 15:00
Magari li andiamo a vedere in bici ! Grazie per l’indicazione !!
30 giugno 2012 alle 16:27
Refresh… ma non fatevi ingannare dall’assonanza, purtroppo non c’entra col clima