Canale Navile … o.k. o.k.

Ponte della BiondaSul giornale, per pietà non dirò quale testata fosse, ho letto che il canale Navile era stato restaurato, e seguendo la restara ovvero l’argine, sinistro, attraverso un percorso protetto e lontano dal traffico, si poteva arrivare fino a Malalbergo.
Sono andato a vedere.

La partenza era stata segnata dal parco di Villa Angeletti, in via Carracci, c’è un bel po’ di parcheggio; per la precisione, della villa forse sono rimaste pochissime pietre, durante la seconda guerra mondiale la zona è stata molto bombardata, essendo vicino alla stazione (già ma… questa è un’altra storia !!)

Uscendo dal parco dalla parte opposta, ovvero in via Gagarin, doppio scorrimento con spartitraffico, ok ok, risalgo fino al semaforo e ritorno indietro per riprendere il sentiero.

All’inizio del sentiero trovo dei bei cartelli nuovi, azzurri, sono del Comune di Bologna, il quale c’informa che la restara sinistra, ovvero argine sinistro è stata restaurata ma che il sentiero è pedonabile, in alcuni tratti ciclabile, SPESSO NON PROTETTO, quindi fate attenzione, in particolare ai bambini.

Non disarmo micca, vado avanti, subito ci sono 10 m di sassi grandi come uova, ma non tanto lisci ok ok salgo in bici dopo, si passa davanti ad una rete arancione da cantiere, su di una panchina un foglio, un messaggio dello stesso comune, informa che tra meno di un mese in quel sito cominceranno non si sa quali lavori, per cui chi avesse lasciato qualsiasi materiale se lo troverà in discarica, sempre che non lo trovino per farsi pagare il trasporto, ma non era stato scritto che c’era la ciclabile, …. si ma non ha scritto che non ci sarebbero stati altri lavori …

Come mi ricordavo, si passa sempre davanti a casa di quelli che abitano lungo il canale, siamo nei pressi del Museo dell’Industria, dopo poco posso apprezzare la struttura del “Battiferro”, anche detto “sostegno del”, peccato che ci siano dei lavori in corso … anche qui la ciclabile è sotto un cospiquo strato sempre di quei sassi di prima, ok ok, scendo dalla bici.

Per proseguire il sentiero bisogna capire che si deve imboccare un ponte chiuso con del new jersey e poi scendere una scala, per raggiungere l’argine piccolo in mezzo ai due canali; sta arrivando in senso opposto al mio una comitiva con diversi bimbi, il fatto mi rincuora, li lascio salire e mi accorgo che sull’altro lato corre un altro sentiero, vado a vedere.

Gli estimatori della montain bike si divertirebbero abbastanza, date il salire e scendere per poi risalire, passando anche sotto un ponte, per risalire con i sassi ok ok salgo a piedi … dopo un po’ arrivo ad un ponticello, è l’unico si possa percorrere di quelli che conducono anche alle macchine di manovra dei grandi portoni “vinciani” (intendono di Leonardo da Vinci) per far passare le barche, anche in risalita, verso Bologna, sono stati organizzati dal Vignola, questa costruzione risale al 1200, era stato fatto bene se ha resistito tanto, anche al disinteresse …

Non ci sarà solo questo ma ci sono anche quello dei Torregiani, dei Grassi, sempre visibili da fuori e magari standoci alla larga, infatti in uno c’è un bel cartello “pericolo di crollo”, stando alla larga, proseguo.

Meglio andare piano, c’è una scala che prende tutto il sentiero, se arrivavo un po’ forte, capace che andassi in acqua !!

Diversi uccelli “natatori” popolano queste acque, con una bella quantità di ranocchi, i primi si vedono, dei secondi s’apprezza il canto.

Ormai m’avvio al Ponte della Bionda, li c’è un’associazione di volontariato, su un cartello leggo:

“Qui i cani son benvenuti, specialmente se i loro padroni si danno da fare a raccogliere le loro deiezioni, lasciate questo posto pulito”

Vicino al ponte recentemente restaurato, un altro cartello:

“Questo è conosciuto come il Ponte Nuovo, è del 1620, recentemente restaurato. E’ conosciuto anche come Ponte della Bionda, in quanto pare che qui sostasse una signora che s’intratteneva con i barcaioli, su queste sponde.

Fu costruito su questa biforcazione per consentire contemporaneamente il camminamento lungo la sponda e il passaggio delle chiatte sotto lo stesso, dal Canalazzo alla Fossetta.
Tutta la zona fino a pochi anni fa era una discarica, ringraziamo chi ha lavorato per fare diventare questo posto quello che è, e Fausto Carpani che ci ha detto come fare.”

Proseguo ed arrivo in un tratto dove il bosco s’infittisce, bello, anche con il sole non passa molta luce, il canale è sempre là, meno popolato però, comincia una siepe sulla mia sinistra, il sentiero si stringe … si sbuca in un cortile, leggo “Ristorante il Mulino”, sono arrivato a Castel Maggiore e non ho visto dove prosegua il sentiero.

Un consiglio, meglio usare la bici, se mountain bike e se si è in forma ma con molta attenzione !!

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Per ora 9 COMMENTI a “Canale Navile … o.k. o.k.”

  1. Mastro di Chiavi ha scritto:

    (proprio perché sei tu) ti segnalo che l’associazione che gestisce il ponte organizza varie iniziative nei pressi: e questo è appunto il sito web che le pubblicizza.

    Però una cosa non ho proprio capito, scusami:

    E’ conosciuto anche come Ponte della Bionda, in quanto pare che qui sostasse una signora che s’intratteneva con i barcaioli, su queste sponde.

    Ma come faceva questa gentile signora bionda ad intrattenere i barcaioli, raccontava loro barzellette? :twisted:

  2. Ivo ha scritto:

    Risposta a Mastro di Chiavi. Ohi!!! Finé ed redder la s’ feva anch paghèr….

  3. Mastro di Chiavi ha scritto:

    At ringrazi Ivo, e cumplimant vivessum: aiò vèst al tu sit, ti propri brev!!!

  4. marco ha scritto:

    Non padroneggiando bene il dialetto, preferisco ringraziare Ivo del suo interesse, nel mio mediocre italiano.
    Bello il tuo sito ed interessante l’evoluzione da fotografo a cineasta.
    Chissà che non cerchi di ripercorrere le tue orme, fra qualche giorno … !

  5. editor ha scritto:

    A proposito del dialetto bolognese, o meglio delle parole gergali mutuate da esso, ricordo a chi se lo fosse perso a suo tempo questo articolo.
    Sono espressioni che spesso noi bolognesi diamo per scontate, ma che in realtà non lo sono: mi vengono in mente le chiacchiere di qualche tempo fa con un’amica torinese che, appena arrivata a Bologna, si sentì apostrofare così dal fidanzato:”Dammi il tiro, che prendo il rusco“, ed ebbe un serio momento di confusione mentale:mrgreen:

  6. marco ha scritto:

    Il rusco è il termine dialettale che identifica il pungitopo, pianta diffusa e profumata in tanta parte dell’Italia, anche in Puglia per esempio; è un cespuglio e come tale adatto a contenere quelle parti umide del rifiuto casalingo, che non venivano destinati agli animali da cortile.
    Cioè veramente poca roba … !
    Per quanto riguarda il tiro, il termine risale all’organizzazione della casa nel medio evo più recente, ossia il basso, quando cioè si diffondeva fra gli abbienti, nobili o meno, la possibilità di costruire il proprio palazzo con la possibilità di vedere fuori dal portone senza essere visti.
    Infatti veniva realizzato un foro nel pavimento davanti al camino realizzato in parete, praticamente sporgente, quindi con funzione di tettoia sopra il portone di casa; quando veniva battuto alla porta tramite il battacchio (su di una lastra di ferro inserita nella porta, per fare in modo che il tocco si sentisse in tutta la casa), chi era al piano di sopra poteva recarsi davanti al camino, spostare il tappeto che di solito chiudeva il foro per guardare di sotto e decidere se aprire o meno.
    Nel qual caso volesse aprire, non doveva far altro che tirare un’anella, a questa era legata una catena che arrivava fino al chiavistello della porta, tiratolo la porta si apriva, con la molla e/o il peso calibrato dall’inclinazione dei cavicchi, ossia cardini, la porta si richiudeva ed il paletto tornava a chiudere il battente.
    Curiosità : proprio davanti al camino perché così l’apertura serviva anche a far “tirare” meglio il camino stesso.

  7. Ivo ha scritto:

    Sono ormai passati più di tre anni dal giro in MB descritto sopra. Oggi se si arriva sotto il ponte di Corticella è già un bel percorso, altro che Malabergo… Se tutte le parole spese in questo tempo (ma anche da molti anni prima) dalle Autorità per la valorizzazione del Navile, le avessero stese sul sentiero, ci si potrebbe camminare a piedi scalzi, poi ne rimarrebbero ancora per pavimentarlo nuovamente fino a Malalbergo. Il Navile con tutta la sua storia, se fosse in mano a Tedeschi, Olandesi o Francesi, per non parlare dei Veneti, non solo sarebbe utilizzabile tutta la restara, ma sarebbero ristrutturate anche le varie case dei Sostegnaroli e i sostegni stessi. Un grande museo per ricordare e raccontare ai giovani come si è arricchita Bologna nei secoli con questa via d’acqua.

  8. marco ha scritto:

    Piacere di rileggerti, Ivo.
    Poi ci sono tornato qualche volta, …. la situazione è sempre simile.
    Bisogna essere in tanti a rivendicare queste necessità, ci dicono i rappresentanti delle istituzioni.
    Poche centinaia di persone alle spalle non bastano, bisogna essere più numerosi.
    Se vuoi vedere cosa cerchiamo di fare, guarda il sito del Monte Sole Bike Group, credo possa interessare.
    Ad majora !!

  9. marco ha scritto:

    Ciao Ivo,
    ieri ci sono tornato, arrivato a Castel Maggiore sono tornato indietro.

    Il sentiero è così largo che ho trovato delle infiorescenze spinose, attaccate alla bandana, subito sotto il casco.
    Se questa è la situazione durante l’inverno chissà cosa sarà a primavera, un ritorno al passato remoto, alla natura quasi selvaggia …

    Ho trovato diversi cantieri, a cominciare da quello dove si vuole rifare il ponte sul Navile che porta su di sé il traffico di via Carracci, poi se ho capito bene, si vuole costruire un mercatino dentro al parco di villa Angeletti.
    Altri lavori hanno prosciugato il canale a destra scendendo.

    Chissà che al termine dei lavori non si riesca a mettere a posto anche il sentiero, con il suo credito di passaggi e visite turistiche.

    Ad majora !!

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