Ticket per la ZTL
A partire dallo scorso 1 settembre i ticket per l’accesso alla ZTL di Bologna sono in vendita, oltre che nei centri ATCittà , anche presso alcuni punti-vendita della grande distribuzione commerciale: gli ipermercati Carrefour, Coop e Leclerc.
Il ticket giornaliero (da 5 euro) e quello quadrigiornaliero (da 12 euro) potranno quindi essere acquistati alle casse dei seguenti supermercati:
- CARREFOUR Shopville GRAN RENO – Via M. Monroe, 2/9 – Casalecchio di Reno (BO)
- IPERCOOP CENRO BORGO – Via Marco Emilio Lepido, 184 – Bologna
- IPERCOOP CENTRO LAME – Via della Beverara, 50 – Bologna
- IPERCOOP CENTRO NOVA – Via Villanova, 29 – Villanova di Castenaso (BO)
- LECLERC CONAD Centro Commerciale VIALARGA – Via Larga, 10 – Bologna
Presso questi ipermercati sono in vendita anche i principali titoli di viaggio della rete ATC (citypass, abbonamento mensile impersonale, ecc).
La lista completa dei punti in cui sono in vendita i ticket per l’accesso alla ZTL è consultabile sul del Settore Mobilità Urbana del Comune di Bologna, e sul sito web di ATC SpA.sito web
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5 settembre 2007 alle 00:04
Viva la bici !!
Se non pensiamo a quanti soldi ci rimangono in tasca per non metterli nel serbatoio della ns. auto, all’inquinamento in polveri non mangiate e in anidride carbonica che non soffoca il pianeta, almeno potremo pensare a quanta gente non è rimasta ferita o morta sulla strada.
6.000 decessi all’anno, di cui il 70 % in città, in Italia, (i bambini sono ca.700…ogni anno)
Anche se non c’importasse della vita in quanto tale, ogni persona che gira per strada, è stato calcolato, valga per la società in media 15.000 €, 6 X 15 = 90, si signori 90.000.000 € all’anno rimangono sulla strada (e non parlo dei feriti !!)
Una spesa importante che ci trasciniamo da decenni ?
Il mastodontico debito pubblico, ammonta ora a 70.000.000 € !!!!
Per es.in Germania la gente della strada qualcosa ha fatto, le auto stanno parcheggiate nei silos, in questo modo per le strade cittadine la visibilità aumenta e poi ben il 10 % della mobilità cittadina su scala nazionale, si svolge in bici, e vogliono arrivare al 20 %, con molte altre ciclabili, infatti sentono come intollerabile perdere ogni anno 2.000 concittadini sulla strada.
VIVA LA BICI !!
5 settembre 2007 alle 00:35
Grande Marco!
Anche se non assiduo come te nell’uso della due-ruote, in generale sono d’accordissimo; il dovere di cronaca però mi impone di citare anche altre statistiche, ben documentate in quest’articolo.
Naturalmente, ci auguriamo che aumenti l’impegno delle amministrazioni comunali per aumentare e migliorare le ciclabili e le altre aree protette!
5 settembre 2007 alle 23:43
Ben documentate hai ragione ma molto parziali, appena trovo quello in cui si TRATTA DI TUTTI I DECEDUTI e non solo di quelli che utilizzavano il velocipede.
6 settembre 2007 alle 13:02
Questa è una pagina copiata dal sito dell’Istat, portata qui con un semplice copia ed incolla.
Oggi ho del tempo, infatti ho un po’ di bronchite e sto a casa qualche giorno.
6 settembre 2007 alle 14:49
Bene, fa piacere verificare questo trend discendente degli incidenti: in realtà con la notizia che avevo citato non intendevo assolutamente fare del terrorismo, nè addirittura disincentivare l’uso della bici (sarebbe stato come darsi delle mazzate nei c… da solo
), ma solo rammentare l’uso di un po’ di sana prudenza.
Occhio alla bronchite, non risparmia neanche i ciclo-professionisti!
7 settembre 2007 alle 11:47
Credo d’aver travalicato i limiti di una SANA … e costruttiva polemica.
Sono stato preso da un’onda di maliziosa intemperanza verso quei mass-media che da un variegato e complesso insieme di statistiche, come quello riguardante l’incidentalità, (che brutto termine !) verificatosi sulle strade italiane da confrontare obbligatoriamente con quelle europee, ossia con la nostra macro-realtà, (speriamo sempre più condivisa !) estrapolano solo un dato.
Perché proprio quello ?
Perché per es. non si è parlato dei pedoni ? E non dei feriti gravi o dei bambini coinvolti ?
Chi pensa male, sbaglia ma delle volte ci prende.
Perché proprio in Italia con una delle più alte concentrazioni di automobili e guarda caso, uno dei più bassi tassi di piste ciclabili ?
Perché all’estero, dalla Germania agli USA, si realizzano da anni piste ciclabili che sembrano autostrade rispetto alle nostre ?
Là, per ogni senso di marcia, le piste sono tanto larghe che si può pedalare in tre affiancati, spesso in sede propria, senza portare via spazio ai pedoni (per intenderci, dove da noi ci sarebbe una fila di auto parcheggiate).
Qui a Bologna, che non è così ciclabile come Ferrara ma ha pur sempre una media d’uso della bici posta al 7 % degli spostamenti totali, contro il 2 % della media nazionale, quelle appena realizzate, portano via spazio ai pedoni, limitando così anche la velocità che la bici può mantenere e sono larghe quanto un manubrio o pochi cm. in più.
Perché una fila di auto in quel momento inutilizzate, deve restringere la viabilità a chi si muove, in quel momento, in bici ?
Forse ci fanno le piste in proporzione alla forza con cui le chiediamo.
Scusate lo sproloquio, spero sia la bronchite a rendermi così acido.
7 settembre 2007 alle 14:38
Non so se sei acido, ma il concetto è chiarissimo, e devo dire io ti preferisco così…
Personalmente il fatto di avere un padre ferroviere (ormai in pensione, ovviamente) che lavorava nel settore merci, mi ha fatto già riflettere da tempo sul tipo di politica dei trasporti che è stata attuata in Italia a partire dagli anni settanta.
Lo scalo merci di San Donato, ad esempio, che ai tempi della sua apertura era il più evoluto del mondo (mio padre racconta che all’inizio venne addirittura una delegazione di ingegneri giapponesi per prendere idee), è stato pian piano messo in naftalina come nel resto d’Italia tutto il comparto dei trasporti su rotaia, o (in misura minore, visti i fiumi non proprio importanti) quelli fluviali.
Tutto è stato ridimensionato, tagliato, svuotato d’importanza, in nome del Dio AUTO, o in questo caso CAMION: attualmente, in Europa, forse solo a Malta si usano di meno i sistemi di trasporto alternativi al motore a scoppio.
Perché tutto questo?
Le interpretazioni potrebbero essere varie, ma io mi soffermerei solo su un’anomalia, una delle tante anomalie del nostro paese: la presenza di una sola azienda di ‘motori’ forte, talmente forte da aver pian piano sbranato ed assorbito la concorrenza; talmente forte da avere centinaia di altre aziende in intere aree geografiche che campano sul suo indotto; talmente forte da avere spesso ricevuto, con governi di vario colore, significativi finanziamenti a fondo perduto per ‘risollevarsi’; talmente forte forse, da aver addirittura condizionato tutta la politica italiana dei trasporti.
Eh si, se in Germania compri un’Audi, una BMW o una Mercedes allo stato probabilmente non importa più di tanto, sono aziende private in regime di libera concorrenza; stessa cosa in Francia per le varie Citroen, Renault, Peugeot ecc. Ma se in Italia non compravi o non compri un’auto Fiat o un camion Iveco evidentemente è un problema: e allora giù leggi ad hoc (vogliamo parlare degli incentivi alla rottamazione?) o danaro fresco che non è tornato mai indietro: ora che l’azienda è di nuovo solida, ovviamente i dividendi vanno solo ai suoi azionisti…
In tutta queste operazioni tese ad affermare e consolidare il vantaggio del motore, probabilmente ha pagato anche la bici, relegata, come fai notare tu, in spazi angusti (quando ci sono, poi!).
La soluzione? Forse non c’è mai niente di finale, di definitivo, ma credo che la frase più giusta tu l’abbia scritta alla fine:
E’ proprio così, e non solo per le piste, ma per tutto il resto!
Per questo bisogna cominciare a votare chi pone con forza queste problematiche nel proprio programma, o appoggiare tutte le forme di democrazia, se vogliamo definire la democrazia col suo significato iniziale di partecicipazione popolare, potere del popolo; ad esempio, quello che succederà domani pomeriggio in Piazza Maggiore…
8 settembre 2007 alle 12:14
Già, per quel che riguarda le ferrovie, posso confermare per esperienza diretta che gli spazi per le bici hanno subito una riduzione.
Al massimo sono disponibili 15 posti per treno, intendo ovviamente quelli che ne sono dotati.
Il personale delle ferrovie ti tratta con compatimento bene che vada, nonostante la prenotazione; evidentemente per loro una comitiva di ciclisti rappresenta un problema, non un’opportunità. Però alla cassa, i soldi per i biglietti per le bici, li prendono.
In sostanza mi pare che come per oggi p.m., il cambiamento possa venire solo dal basso.
Per quel che riguarda le bici penso sia controproducente aspettare di riempire le ciclabili di velocipedi anche se un loro aumento non sarebbe male, per ottenere dei risultati, meglio cercare di “allearsi” con i pedoni.
Se anche loro condividessero la necessità di non avere auto parcheggiate sul bordo del marciapiede, si potrebbe cominciare a ragionare per cercare qualche soluzione.
All’estero è vietato parcheggiare per strada, solo per l’aumento di visibilità che ne consegue, si risparmierebbero centinaia, forse anche più di mille vite umane all’anno, in una realtà come la nostra.
I governi del mondo si stanno interessando alla cosa per il concreto risparmio economico, mediamente 15.000 € a decesso di costi sociali vari, a cominciare dalla sanità, poi specialmente per i feriti, purtroppo anche permanenti.
Non a caso l’unione europea sta finanziando la costruzione delle rotonde agli incroci.
Il solo fatto che non si ha più uno stato di distrazione negli autisti fermi al semaforo rosso e che per passare la rotonda in assenza di traffico, non si può più avere la medesima velocità che si teneva passando l’incrocio con il semaforo verde, ha ridimensionato il numero degli incidenti e di conseguenza quello dei decessi e dei feriti.
Purtroppo nel fare le rotonde è raro che si pensi a realizzare le piste ciclabili per oltrepassarle, praticamente si tratta di un anello più grande della rotonda, posto all’altezza dove prima c’erano gli attraversamenti pedonali.
Comunque, e poi finisco, se anche i costruttori d’auto considerassero che un più alto tasso di bici li favorirebbe, non sarebbe male.
Infatti nei contesti trafficati non si può pensare d’infilarci altre auto, se una parte degli automobilisti in quel momento al volante, potessero assecondare le loro necessità con il mezzo pubblico, o meglio forse con le bici, un primo effetto realizzato sarebbe quello di rendere più fluido il traffico e a fronte di una maggiore fluidità, si potrebbe addirittura pensare anche ad aggiungere delle altre auto.