La peste del 1630

La peste del 1630 a BolognaAncora una cronaca delle ‘gite sul sellino’ di Marco, alla scoperta di una città che non c’è più: stavolta il tema era la terribile epidemia del 1630, quando solo fra luglio e agosto Bologna contò la perdita di 11.000 persone. Alla fine, a gennaio 1631 i morti sarebbero arrivati a 24.000, circa un terzo della popolazione dell’epoca.

Per trovare tracce della peste di quell’anno a Bologna, siamo andati alla scoperta delle immagini che ci hanno lasciato Guido Reni e i Carracci, specialmente Ludovico: abbiamo seguito i loro lavori dal Rizzoli, alla chiesa dell’Annunziata, a S. Domenico.

La nostra passeggiata si è conclusa presso la casa del capitano delle guardie delle mura, sita presso porta Maggiore (ora conosciuta come porta Mazzini).

Purtroppo nel primo luogo che abbiamo toccato, il cortile ottagonale del nosocomio, il sottofondo della pittura fu preparato in maniera deleteria, tale che in pochi anni si è mangiato gran parte del colore. Ludovico e la sua scuola in seguito hanno riprovato a ridipingere gli affreschi, ma con analogo risultato.

Siamo ridiscesi in città lungo via Codivilla, sulla nostra destra la città, tra noi e quella lo spazio che al tempo fu destinato per essere un lazzaretto, fino a comprendere tutto lo spazio attualmente occupato dalla caserma.

E quello era solo uno di quelli realizzati, perché la necessità di ospitare i malati fu, purtroppo, molto più significativa delle disponibilità limitate dai suoi spazi. Spazi limitati, come quelli vissuti all’epoca dagli abitanti di via Mirasole e di via Miramonte: la denominazione di queste strade era sarcastica, per ironizzare proprio sulla limitatezza di quei poveri spazi.

A seguire, abbiamo fatto un passaggio a S. Domenico, per vedere l’affresco soprastante all’Arca: quella di Nicolò, prima, di S. Domenico, poi.
Poi abbiamo raggiunto la Pinacoteca, per vedere i busti dei tre Carracci, posti a fianco dell’ingresso; e subito dopo siamo arrivati a vedere la casetta rossa del capitano delle guardie, la figura determinante per far entrare o meno in città, le cose e le persone che chiedevano d’entrarvi.

Ripercorriamo quindi le notizie di questi giorni, seguendo le notizie dei mass-media, per quanto riguarda le migrazioni attuali che arrivano qui da noi, spesso senza tanto considerare quanti dei nostri connazionali, emigrano in misura superiore degli stessi arrivi.

Alla fine, abbiamo percorso circa 20 km; i programmi per la prossima settimana e i saluti hanno concluso la passeggiata, in una strada chiusa poco frequentata e meno conosciuta.

Il proverbio di oggi: Dov an î è al soul, î è spass al duttaur (Dove non arriva il sole, spesso arriva il dottore).

un caro saluto,
Dotto

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