Il Collegio di Spagna e gli Imperatori

Collegio di SpagnaCon la ciclo-passeggiata di oggi, volevamo riprodurre l’uscita dalla città dell’esercito romano verso la Spagna, e poi la venuta delle truppe venute a riconquistare lo Stato Pontificio: ma naturalmente non siamo arrivati in Spagna, nè tanto meno ad Avignone!!

Parliamo dunque del Reale Collegio di Spagna, che fu collocato all’interno della cerchia detta dei “torresotti” (non sai cosa sono? leggi questo articolo): probabilmente fra via del Fossato e via del Riccio da un lato e via dei Tessitori e via Altaseta dall’altro lato, già quando era stata costruita la cerchia posta sui viali.

L’edificio deve la sua nascita alla visita a Bologna del cardinale Egidio Albornoz (1310-1367), che nel 1364 venne in Italia per riconquistare i territori dello Stato Pontificio. Su incarico del papa (che come scrivevamo all’inizio, a quei tempi risiedeva appunto ad Avignone) era entrato in città alla testa di un grande esercito ma senza torcere un capello a nessuno, perché riuscì a convincere il Visconti, che regnava a Bologna – per altro con esiti scarsissimi – a trasferirsi in un feudo più piccolo: Fermo, nelle Marche.

Il cardinale fece costruire fra il 1365 e il 1367 il collegio per ospitare studenti spagnoli fuori sede dello Studium bolognese, grazie al suo lascito testamentario. Il collegio fu preso a modello per quelli che furono costruiti in seguito, per svolgervi analoghe funzioni, nell’Università di Salamanca, come il Colegio Viejo (o Colegio Mayor de San Bartolomé) del 1401, e quelli che sorgeranno in altre università spagnole fra il XV e il XVI secolo.

Le condizioni che il Cardinale pose furono diverse, e restano valide ancora oggi: il Collegio doveva godere dell’extra territorialità, gli studenti dovevano essere già laureati in diritto in Spagna ed essere ospitati solamente per studiare diritto. L’ospitalità era completamente gratuita, ma il Collegio era destinato solo a maschi, non ebrei, non musulmani e non eretici.

Il collegio è dotato di 30 camere, tutte singole, e attualmente ne sono occupate 12.
Fra gli studenti di rilievo che il collegio ha ospitato, vi sono Antonio de Nebrija, Ignazio di Loyola, Pietro d’Arbués, e Miguel de Cervantes. Nel 1530 vi fu ospitato Carlo V d’Asburgo per quattro mesi, in occasione della sua incoronazione a imperatore (avvenuta nella basilica di San Petronio).

Ricordiamo gli studenti spagnoli che verso la fine del 1300, in occasione della peste, condivisero con i bolognesi poveri, le proprie risorse.
La porta che il cardinale guerriero, nominò “di Saragozza”, per le vicende che la riguardarono soprattutto dal XVII secolo in poi, potrebbe essere chiamata la “Porta sacra” o la “Porta dei pellegrini”; e non solo perché da lì passavano i fedeli che raggiungevano la sommità del colle della Guardia per venerare l’icona della B. V. di San Luca, di cui il cassero della porta stessa conserva il museo, ma anche perché il suo nome, probabilmente indicava il percorso verso S. Iago di Compostela ed evocava l’occidente lontano dei pellegrinaggi in terra iberica.

Eretta nel XIII sec. e dotata nel 1334 di un avancorpo e di un ponte levatoio che valicava il largo fossato, ha oggi l’aspetto che le fu conferito dal radicale restauro condotto nel 1859 dall’architetto Giuseppe Mengoni, che fece sostituire il cassero medievale con quello attuale, raccordandolo con due portici merlati ai due torrioni cilindrici laterali.

Rimasta a lungo un varco secondario e più volte inutilizzata – tanto che nella “descriptio” del 1371 non era menzionata – acquisì particolare rilievo da quando nel 1674 fu edificato il lungo portico che conduce alla Basilica della B. V. di San Luca, come punto di arrivo e di partenza delle processioni che accompagnano l’icona mariana che in precedenza transitavano per porta di Sant’Isaia.

E l’altro Imperatore ?

Quando i Romani conquistavano militarmente l’Europa, spesso fondavano città e l’intitolavano solitamente all’imperatore, chiamandola Augusta, in Germania, o Cesaraugusta, in Spagna; nel lessico locale, si perse la prima sillaba, poi la prima u e infine la t, fino a diventare Saragosa, poi capitale del Regno d’Aragona. Nel frattempo a Bologna si erigeva appunto la cerchia muraria del XIII sec. dove, fra le 18 porte, ce ne sarebbe stata una, nominata da uno spagnolo, Porta Saragosa.

Come sempre, chiudo con un detto bolognese. Un tempo si viveva più semplicemente, e si rideva anche più semplicemente. Ci si incontrava per la strada, una stretta di mano, poi «Cusa i é d nôv?» (cosa c’è di nuovo?), (nôv significa sia nuovo che nove). «D nôv?» era la riposta, «I pirû d San Ptròni». (Di nuovo? I gradini di San Petronio). La scalinata che porta sul sagrato di San Petronio ha infatti nove gradini.

Un caro saluto,
Dotto

Condividi sulla tua rete preferita:
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on TumblrPin on PinterestEmail this to someone

Scrivi un commento

Per commentare devi essere connesso a POSTFIERA.org: puoi connetterti al volo usando FACEBOOK
(Gli utenti registrati del sito, per avere accesso a tutte le funzioni a loro disposizione, possono utilizzare il login tradizionale)


CHIUDI
CLOSE