Un mese lungo dieci anni

Bologna '77Il segno delle pallottole, all’inizio di via Mascarella, c’è ancora. Sei colpi, forse di più, sparati (ancora oggi non si sa bene da dove e da chi) l’11 Marzo 1977. Colpi che uccisero Francesco Lorusso, studente universitario, durante una manifestazione che era sfociata in scontri con le forze dell’ordine.

Ripercorrere il ’77 a Bologna vuol dire necessariamente passare davanti a quei fori sul muro che, comunque la si pensi, fanno ancora oggi un’impressione fortissima.

Poi è ovvio che il Settantasette Bolognese non si esaurisce là, ci sono le barricate in via Zamboni, c’è Radio Alice (i giovani o i nostalgici ne possono trovare ancora una lunga testimonianza nel filmato finale), il convegno di settembre, ci sono le idee, le speranze; assieme, però, a tanta violenza.

Fori di proiettili in via MascarellaGli Anni di Marzo, mostra fotografica inaugurata oggi in Galleria D’Accursio, ha come obiettivo ricostruire non solo gli eventi, ma anche lo spirito e l’atmosfera di quegli anni. Fino al 13 Marzo, ogni giorno gli angoli del ’77 riaffioreranno attraverso le immagini dell’epoca catturate sia da fotografi professionisti che da gente comune. Non un’operazione nostalgia ma una precisa opera di ricostruzione storica.

La mostra e il catalogo della Minerva Edizioni che l’accompagna, hanno richiesto anni di preparazione per il censimento e il recupero del materiale fotografico, sia negli studi dei fotografi bolognesi che all’epoca dei fatti avevano documentato le vicende per i giornali locali o le istituzioni, sia presso cittadini privati.
Il risultato è una raccolta di 200 foto che costruiscono un racconto a più voci, in grado di rappresentare efficacemente, con la sua articolazione, un panorama di grande respiro delle tensioni e degli avvenimenti vissuti dalla città. Si tratta, secondo il giudizio dei curatori, dell’approfondimento fotografico più importante finora mai realizzato su quegli anni.

Il catalogo si inserisce all’interno della collana fotografica di Minerva Edizioni “E’ accaduto a Bologna”. Quest’ultima è parte integrante del progetto Bofoto per la creazione di un polo bolognese della fotografia, promosso dalle associazioni Bolognesi FOTOviva e U.F.O. Unione Fotografi Organizzati che operano per la salvaguardia e la diffusione del patrimonio fotografico territoriale

Blindati a BolognaIl titolo della mostra, Gli Anni di Marzo, è significativo. Se infatti il nucleo centrale della rassegna è dedicato alle vicende specifiche del Marzo ’77, esse sono però contestualizzate dalla narrazione visiva di fatti e progetti, che hanno attraversato e lasciato una traccia indelebile su Bologna nel corso di tutti gli anni ’70. Dalle vicende dell’Austerity e dell’Italicus alle battaglie su aborto e divorzio fino alla morte di Aldo Moro, passando attraverso esperienze proprie del capoluogo Emiliano come le radio libere o la libreria anarchica ‘Il Picchio’.

Scrive Vittorio Emiliani, giornalista, nel testo che accompagna il catalogo: “Le immagini di questa mostra hanno il merito di rimandarci un quadro più complesso di quegli anni che oggi, in genere, vengono liquidati, in una lettura sbrigativa, come gli anni del terrorismo, come gli anni di piombo”. Certo la componente violenta è inscindibile dal racconto del ’77 ed infatti la paura creata, non solo dal terrorismo, ma anche dalle devastazioni e degli scontri che si succedevano quasi giornalmente, è ben documentata dalle foto. Scrive ancora Germani: “Le grandi vetrine dei negozi, per intere vie, erano come listate a lutto a causa delle grandi strisce di scotch nero, funeratizio, col quale erano stati riparati alla bell’e meglio i vetri spaccati dai ragazzi del corteo […] Un clima di guerra civile”.

Funerale di LorussoE tuttavia se si vuole davvero cercare lo spirito proprio dell’epoca bisogna andare oltre. Conclude Germani “quei mesi, quegli anni a Bologna furono anche altro, ben altro, per fortuna. Pur fra tante ferite e lacerazioni. […]Furono anni importanti, di tensione e di passione, di creatività anche, attraverso lo strumento, ancora nuovo, delle radio libere”. Gli anni, fra l’altro, delle grandi lotte per i diritti civili e delle donne.

Le storie sugli anni ’70 a Bologna si chiudono di solito con la bomba alla Stazione Centrale, il 2 Agosto 1980: la tensione fra euforia e tragedia che aveva caratterizzato tutto il decennio precedente si spezza, a favore della seconda.

Gli anni di Marzo non si occupa di questo triste epilogo perché esso è estraneo all’atmosfera che si cerca di raccontare. La bomba che esplode è metaforicamente anche quella di un nuovo costume, di una nuova società, certo più tranquilla ma quasi del tutto incapace di sconvolgere e creare. Forse perché sedata da nuove immagini, immagini di morte.

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Per ora 1 COMMENTO a “Un mese lungo dieci anni”

  1. editor ha scritto:

    …francamente, considerato il vostro interesse sul tema (lo vedo dal numero degli accessi a questo articolo, molto superiore alla media), mi sarei aspettato due righe da parte di qualcuno :mrgreen:

    Ma forse, seppure senza volerlo (in fondo, si tratta solo di cronaca cittadina), sono andato a toccare un argomento che chi partecipò a questi avvenimenti – ce ne sono parecchi in fiera, garantisco – ha seppellito in qualche angolo della propria memoria.

    I migliori (ovvero quelli che urlavano di più, i più estremisti, i più inc…ati) pian piano sono stati assorbiti da quel sistema che al tempo contestavano; ed adesso che anche loro hanno ottenuto una poltrona da qualche parte, le uniche energie che tirano fuori sono per difenderla.

    Anche se spesso, a ben vedere, si tratta solo di un semplice sgabello… ma tant’è :twisted:

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