Bologna ai tempi di Cristina Dudley Paleotti

La vecchia BolognaI secoli XVI e XVII sono quelli in cui il volto di Bologna si fissò negli aspetti edilizi e urbanistici che ancor oggi, in gran parte, conserva e che le conferiscono la fisionomia che conosciamo.

Particolarmente dalla seconda metà del 500, fin oltre la metà del 600, l’attività edilizia, sia privata che pubblica, apparve febbrile ed era evidente che la categoria dei muratori non sapeva cosa fosse la crisi occupazionale, tanto che una vecchia tradizione popolare bolognese riteneva che per una donna fosse una fortuna sposare un muratore.

A tale intensa crescita contribuirono vari fattori: Bologna, divenuta la più importante città dello Stato Pontificio dopo Roma, dovette adeguarsi al suo ruolo investendo nel proprio abbellimento e ampliamento urbanistico; l’aristocrazia e il clero immobilizzarono i propri capitali in investimenti immobiliari; la straordinaria crescita della popolazione urbana creò ovviamente una grande richiesta di abitazioni, che portò all’urbanizzazione di aree ancora scoperte esistenti all’interno della cerchia delle mura.

I grandi lavori iniziarono nel 1563 con la costruzione dell’Archiginnasio, proseguirono nel 1564 con la fontana e la piazza del Nettuno, nel 1565 con l’Ospedale della Morte (oggi Museo Civico) e con il Palazzo dei Banchi, con tali opere il cuore della città subì un notevole rinnovamento.

La forma oligarchico - repubblicana del governo cittadino, impose alle grandi famiglie senatorie la costruzione di palazzi che sottolineasse il rango e la potenza dei proprietari. Bologna si arricchì di sontuose dimore senatorie, dai cinquecenteschi palazzi Fantuzzi, Malvezzi, Bentivoglio, Boncompagni, Albergati, Vizzani, a quelli secenteschi Caprara, Bargellini, Pepoli, fino ai settecenteschi palazzi Aldrovandi, Monti, Hercolani.
A queste splendide dimore s’aggiunsero le abitazioni dei rami secondari delle famiglie senatorie, della nobiltà minore e quelle dei ricchi mercanti.

Anche il clero rinnovò, tra il ‘500 e il ‘600, l’aspetto edilizio dei grandi monasteri di fondazione medievale.
Nei borghi più popolosi e popolari, la piccola borghesia rappresentata da commercianti ed artigiani si raccolse in vie che esistono tuttora quali: via Mirasole, via Fondazza, via Polese, via Pietralata, via del Pratello, via Nosadella, via S.Caterina.

Altri lavori di interesse pubblico furono l’apertura della piazza delle Scuole (oggi piazza Galvani) nel 1563, il nuovo porto sul canale Navile (1581), l’apertura della via Urbana (1630), la copertura del canale di Savena (1660); fuori dalle mura la città si proiettò sul territorio mediante il portico degli Scalzi o degli Alemanni (1619-1631) e il portico che, fra il 1674 e il 1739, venne costruito con il contributo di tutta la cittadinanza per congiungere la città al santuario della Madonna di S.Luca.
Nella Bologna dei secoli XVI-XVIII, nonostante il governo aristocratico, non esistevano delimitazioni fra le zone abitate dai ricchi e quelle abitate dai poveri.

Il 500 e il 600 furono per Bologna i secoli della maggior fioritura delle arti, in ciò favorita da un lungo periodo di pace.
Tra le arti primeggiò nella pittura con i fratelli Annibale e Agostino Carracci ed il loro cugino Ludovico.
Grazie ai Carracci il nome di Bologna divenne sinonimo di una delle capitali della pittura europea, fama che si rinsaldò nella prima metà del seicento con grandi allievi della scuola dei Carracci: Guido Reni, Francesco Albani, il Domenichino, il Guercino.

L’età barocca era, anche a Bologna, il tempo delle grandi feste di piazza, delle sontuose funzioni religiose, degli spettacoli teatrali, della fastosa e festosa vita privata della nobiltà. La particolare forma del governo bolognese, con la nomina del Gonfaloniere e degli Anziani, moltiplicava le occasioni ufficiali dei ricevimenti, delle sfilate, dei pranzi.

A scadenze fisse la festa della porchetta, le corse dei palii, le “giostre al rincontro”, ”alla quintana” e ”all’anello” chiamavano la gente a grandi incontri popolari in cui si manifestavano più che mai le differenze stridenti fra diverse classi sociali.

Dei tre principali teatri di Bologna nel seicento, vi era quello detto “della Sala” (nell’odierno salone del Podestà, allora molto diverso da oggi) che era il più popolare e vi si tenevano spettacoli d’ogni genere, compresi il gioco del pallone, esercizi di abilità fisica ed esposizioni di animali esotici; gli altri due teatri, che prendevano il nome dalle nobili famiglie Formagliari e Malvezzi, erano usati specialmente per la rappresentazione di commedie e melodrammi, per feste da ballo e concerti. E, a questo punto, non è possibile non accennare all’importanza della vita musicale bolognese, perché a Bologna dovunque e in ogni occasione si faceva musica: nelle chiese,nei palazzi, nelle ville, nei ritrovi dei nobili, nei teatri, nei cortei e nelle strade. I musici del concerto palatino, cioè a servizio del Senato, suonavano tutte le sere al tramonto, sulla ringhiera del Palazzo Comunale, con trombe, tamburi e vari strumenti per il divertimento della cittadinanza.

La vita cittadina era legata a scadenze fisse, religiose e civili, cui si accompagnavano cerimonie particolari come quella di “segare la vecchia” a mezza quaresima, cioè di buttare nel canale del Reno (nel luogo detto Sega dell’acqua), o di bruciare, un fantoccio rappresentante la quaresima; l’annuale “cavalcata “ di tutte le autorità il 14 agosto al santuario della Madonna del Monte (dove ora c’è la villa Aldini) in adempimento del voto fatto per la vittoria riportata il 14 agosto 1443 dai bolognesi sulle truppe viscontee.

La vita di Bologna si svolgeva secondo un iter ripetitivo di scadenze sia civili che religiose; a tratti, tuttavia, era scossa da fatti di cronaca locale che spesso riflettevano fenomeni più generali.
Tali sono, ad esempio, i tumulti popolari per l’aumento del prezzo del pane nei periodi di carestia alla fine del 500 e nella seconda metà del 600; nel 1588 la colpa se la prese il vicelegato Dandini che venne sostituito dal romano Camillo Borghese che fece carcerare più di cento tra fornai, macellai e facinorosi. Ciò naturalmente non contribuì a modificare la situazione; solo nel 1597, dopo otto anni di carestia, i raccolti favorevoli permisero un calo del prezzo del pane, solennizzato con processioni di ringraziamento al mattino e con feste popolari il pomeriggio.

Gravi furono i fatti del 1671 che assunsero l’aspetto di una sommossa; molti forni furono presi d’assalto e devastati, i birri respinti a sassate, circa 10.000 persone invasero la Piazza; il Gonfaloniere e gli Anziani si recarono dal Legato e ottennero la revoca dell’aumento.
Altri episodi ricorrenti avevano come protagonisti gli studenti universitari provenienti dalle classi più agiate di mezza Europa, quando la forza pubblica interveniva per frenarne le bravate nascevano spesso incidenti gravi.

Sul piano dei rapporti tra Senato e Legato pontificio la situazione risentiva molto del carattere del rappresentante pontificio; quando il Legato era un uomo di mondo che amava frequentare i festini e le “conversazioni”, e non interferiva troppo nel governo senatorio, tutto andava nel migliore dei modi; ma se un Legato voleva vederci chiaro nella gestione della finanza cittadina o se era contrario al fatto che i nobili portassero armi proibite, allora il Senato lo accusava di infrangere la libertas bolognese o di essere autoritario ed invadente e provvedeva a lagnarsi con Roma spargendo notizie che potevano troncare di netto la carriera del prelato.

I duelli, ad esempio, erano formalmente proibiti, ma di fatto erano frequentissimi. I nobili si scontravano tra loro per i motivi più futili, ad esempio, per questioni di precedenza o per offese, inferte o ricevute dai rispettivi servitori. Spesso si raggiungeva un accomodamento grazie all’intermediazione di altri nobili o di personaggi importanti, tuttavia quando “le offese” davano luogo a lesioni gravi o ad omicidi, il Tribunale del Torrone non lesinava anche ai nobili condanne a morte e bandi, ma quando la sentenza veniva pronunziata, il colpevole aveva già da tempo fatto perdere le proprie tracce. In genere trascorreva qualche anno in altri stati compiacenti (di solito Modena o Firenze) fino a quando la sua famiglia si riconciliava con quella dell’offeso, a quel punto tramite le solite alte intercessioni, giungeva la grazia del Papa. Il graziato ritornava in città con tutti gli onori e riprendeva le cariche che aveva lasciato.
Il che confermava l’impressione che tutto fosse possibile a chi godeva di alte protezioni.

Il difetto del governo pontificio non era di essere tirannico, ma di essere debole, di avere troppi padroni e troppe interferenze nell’amministrazione della giustizia, di essere discontinuo nell’azione politica perché legato alla natura elettiva della monarchia papale.

Eventi politico-militari di grande rilevanza non toccarono Bologna nel XVII secolo, ma dalla guerra che si combatteva per la successione del ducato di Mantova (1629-1630) ebbe origine la maggiore calamità che colpì la città così come il resto dell’Italia: la peste.
In città i primi casi iniziarono nel mese di maggio e nei mesi di luglio e agosto morirono in media più di 200 persone al giorno. Si crearono diversi lazzaretti, fra cui uno grandissimo nel convento dell’Annunziata e un altro ancor più grande fu iniziato fuori porta S.Vitale, per seppellire i morti furono scavate grandi fosse comuni lungo le mura, presso la odierna chiesa di S.Maria della Grada. Fu una fortuna per Bologna, in quei giorni, di avere per Legato un uomo coraggioso ed energico, il cardinale Bernardino Spada, che mai si allontanò dalla città mentre molti nobili e cittadini si erano rifugiati in campagna.
I morti furono circa 15.000 nella sola città entro le mura, cioè un quarto dell’intera popolazione, ma dei 50 senatori ne morì uno solo.

Nel secolo XVII non mancarono in Bologna anche avvenimenti lieti, che vedevano le autorità e la cittadinanza dare il meglio in termini di decoro e di ospitalità come il passaggio avvenuto nel 1655 della ex regina Cristina di Svezia o quello della vedova e della figlia del re di Polonia.
Tra il 500 e il 600 trova una soluzione anche il secolare problema della fabbrica di San Petronio: la grande basilica, iniziata nel 1390 come simbolo e voto della recuperata libertà comunale, aveva visto naufragare nel secolo XVI il sogno municipalistico di farne la chiesa più grande del mondo; nel secolo XVII si copre di volte la navata maggiore (1646-1659) e si costruisce l’abside (1666) così che l’opera acquista un aspetto di compiutezza, solo la facciata rimane dichiaratamente incompiuta e lo è tuttora.

Se qui sopra non vedi niente che ti interessa, prima di lasciarci prova a scorrere il nostro archivio della categoria Fra storia e mito.

Per ora 3 COMMENTI a “Bologna ai tempi di Cristina Dudley Paleotti”

  1. rita ha scritto:

    Accidenti! Un vero ‘affresco’ di 200 anni di storia bolognese, complimenti!
    In passato avevo sentito anche qualcosa su Bologna capitale della seta, o meglio della sua lavorazione: ne sai qualcosa?

  2. marco ha scritto:

    Complimenti anche da parte mia !
    Purtroppo non riesco a trovare il libro, “Bologna ai tempi di Cristina Dudley Paleotti, mi dicono che sia esaurito.
    Lo andrò cercando anche presso le biblioteche.

    Per quanto riguarda il passato mondo della seta, anticipo che mi pare sia stata introdotta in città da un lucchese, (qualcuno, in bici, ha recuperato la via della seta, cioè da Venezia a Lucca.) che ci portò la sua macchina per filare, vera innovazione tecnologica.
    Per il resto al museo del patrimonio industriale, sito alla fornace Gallotti, i più curiosi possono andare a vedere il “mulino” che filava, alto come una casa a quattro piani, che rivive in un modellino.
    Alla prossima, ciao !

  3. Gisto ha scritto:

    qualcuno, in bici, ha recuperato la via della seta, cioè da Venezia a Lucca

    il nostro Marco è l’unico che, a costo di rivisitare la storia, ficcherebbe la bici anche nei viaggi in Catai di Marco Polo :lol: :lol: :lol:

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