Con infinita tristezza
Chi frequenta abitualmente queste pagine già lo sa, mentre i visitatori occasionali possono credermi sulla parola: è raro, molto raro che su queste pagine un articolo venga ‘dedicato’ ad opinioni e/o impressioni - per così dire - personali.
Nato per diffondere le iniziative dell’Associazione, il sito si è via via arricchito con cronache di avvenimenti locali ritenuti degni di nota, o qualche tentativo di divulgazione culturale proposto qua e là da alcuni autori; sempre comunque col giusto spirito ricreativo, ovvero con toni faceti alternati a quelli un po’ più impegnati.
Ed è proprio per questo motivo che stasera sono stato fortemente combattuto sull’opportunità o meno di scrivere queste righe: perdonatemi, forse una volta tanto andrò un pochino ‘fuori tema’, ma quello che ho appreso oggi è davvero troppo, e al momento mi sembra impossibile non riportarlo, far finta che non sia successo, anche se prevedo che sarà molto difficile commentarlo.
IL FATTO
Qualcuno ha scritto una sorta di lettera/petizione al nostro Amministratore Delegato, poi ha incaricato qualcun altro di girare gli uffici del quartiere fieristico per raccogliere firme di adesione, ed infine ha fatto giungere la missiva al destinatario.
Il tono della lettera, al di là delle argomentazioni addotte, è purtroppo molto chiaro. Esistono per la/o scrivente due tipi di lavoratori nella nostra Azienda: la parte ’sana’, che lavora e non fa storie (il cosiddetto ‘personale di struttura’) e i debosciati, fannulloni e ruba-stipendio, sempre pronti a lamentarsi e ‘far casino’ per rovinarne invece l’immagine (il cosiddetto ‘personale di manifestazione’.
Sarebbe fin troppo facile rilevare qual’è l’unica parte che, soprattutto di questi tempi, ha qualcosa da guadagnare nella diffusione di questi concetti, ed in generale nel cercare spaccature fra i vari reparti. Divide et impera: il concetto era già chiaro fin dai tempi degli antichi Romani, e non aggiungo altro.
Non mi interessa quindi, e men che mai in questa sede, interrogarmi su chi sia il Burattinaio della rappresentazione, ovvero sulla causa, ma piuttosto sull’effetto che ne è sortito: pare che circa l’80 per cento degli interpellati abbiano apposto la propria firma in calce a questo documento, e si siano quindi pienamente riconosciuti in questi concetti.
Di conseguenza, nel corso delle mie attività quotidiane in quartiere, da domani forse dovrei cominciare ad interrogarmi su tutti i colleghi che incrocio: ad esempio, chissà se il geometra pacioso con cui sto prendendo il caffè all’Europa è fra quelli che vuole ’sacrificarmi’, assieme al resto del personale di manifestazione?
E l’amministrativa sorridente, che sembrava apprezzare così tanto le mie lezioni di Excel, è fra quelli convinti che la barca stia scendendo sotto la linea di galleggiamento solo per colpa mia e dei miei colleghi?
O magari l’ex-postina, poi promossa a vice-terza segretaria della Direzione Galattica, in pochi anni si è cosi dimenticata delle sue origini da collaborare con chi predica l’estinzione della mia categoria?
E addirittura il Quadro, ’scaraventato’ in Azienda a livello altissimo poco dopo la laurea (e che da allora ha fatto più danni della tempesta: basterebbe fare l’elenco delle SUE manifestazioni perse negli ultimi anni) ora vorrebbe convincersi che 5 (o 6?) persone che fanno sciopero hanno nuociuto più di lui in questi anni?
Qualcosa è già cambiato, e probabilmente una buona parte degli scopi di questo Burattinaio è stata raggiunta. Credo che ora sarà molto difficile, o almeno per me, avere la faccia di sempre, intrattenere relazioni normali, collaborare, andare a mangiare il pesce o a visitare una mostra, con chi professa questo tipo di convinzioni ed è pronto a sottoscriverle.
E purtroppo, ho l’impressione che in Quartiere gli organismi che si propongono l’unione, la solidarietà, la conoscenza reciproca fra gruppi diversi siano destinati a passare rapidamente di moda; come del resto valori quali lucidità e discernimento, sacrificati in nome di personalismi, qualunquismo, assoluta mancanza d’informazione.
• L’ironia … - "...protegge i rapporti umani. Recentemente sono stati diffusi i risultati degli studi sui soldati che furono fatti prigionieri in Corea, ad opera dell'esercito di quello stato. Il 70 % dei soldati d'origine statunitense non resse al "lavaggio del cervello", termine coniato nell'occasione e tradì rivelando al nemico i segreti militari di cui era in possesso. La nazione turca..." (continua)
• Clima mediterraneo addio! - " I guasti del clima hanno portato anche sul nostro Paese un vero e proprio tempo in stile continentale pronto a cambiare letteralmente "per un soffio di vento". Basta anche una nottata per avere brusche variazioni sia di condizioni meteorologiche, sole-pioggia, che di temperature con sbalzi repentini anche di 10-13 gradi: è quello che sta accadendo..." (continua)
• Le foto del cenone - "Solo in questi giorni sono finalmente giunte in redazione le belle foto della festa di fine esercizio 2006. Scusandoci per l'involontario ritardo, come di consueto le proponiamo nella nostra pagina delle Foto, assieme a tutte le altre immagini delle iniziative di POSTFIERA: se vuoi raggiungere direttamente l'album della serata, clicca qui...." (continua)
• Vendo compro regalo - "Vendo lo stereo che non mi serve più...Cerco un PC d'occasione, nessuno ha qualcosa?...Regalo le presine fatte all'uncinetto dalla Zia Pina, chi è che me ne libera?...Questi e tanti altri annunci potrai inserirli in questa categoria, che si chiama 'Il Mercatino', il modo migliore per 'commerciare' con tutti gli altri soci di POSTFIERA! ..." (continua)



19 Giugno 2008 alle 17:47
con infinita tristezza è proprio il termine più appropriato.sul contenuto e la modalità scelta ho già detto ai colleghi full time quello che penso.ora posso solo dire che ,con l’aria che tira,bisognerebbe fare uno sforzo per parlare dei temi veri che ci riguardano,tutti i lavoratori di bolognafiere,nessuno escluso.ciao a tutti
19 Giugno 2008 alle 19:55
L’unica cosa positiva di questa storia è che un’altra lettrice finalmente ‘esce allo scoperto’ e scrive: forse bisognava solo trovare un argomento che ti stimolasse
Mi dirai che è una consolazione da poco, ma cerco di sforzarmi di vedere il bicchiere ‘mezzo pieno’: per il resto, purtroppo c’è ben poco da ridere.
19 Giugno 2008 alle 20:52
Mi pare proprio ci sia bisogno di scambiarsi informazioni in merito al lavoro. Magari anche qui.
Sono fra quelli che la lettera non l’ha vista, ero semplicemente in ferie.
Penso esprima un disagio palese, una paura tangibile.
Come da cultura classica non ho intenzione di far la fine e nemmeno la figura dei capponi di Renzo Tramaglino, vedi i “Promessi Sposi”, dove questi s’esibivano in una delle più classiche lotte fra poveri che mi possa ricordare.
Si torna a sentire lodare il principio di “mettere fuori dall’azienda, sue parti perché possano fatturare per terzi” e di questi casi se ne potrebbero riempire diverse righe ma anzichè dare fuori, penso io nella mia ignoranza sia d’economia che di rapporti sindacali e lavorativi, non si potrebbe … “prendere dentro” il lavoro di altri ?
Ciao a tutti.
21 Giugno 2008 alle 16:38
l’unica cosa che mi viene da dire è di non lasciarsi influenzare e contribuire così a fare il loro gioco,la miglior risposta è l’indifferenza in questi casi anche se è molto difficile non essere amareggiati di fronte a tutto questo
22 Giugno 2008 alle 00:48
Forse ha ragione Maria Grazia, ma a ’sto giro (far finta di) essere indifferenti è davvero molto difficile
23 Giugno 2008 alle 10:32
Quando ho letto la lettera mi sono veramente vergognata di far parte di quella parte di lavoratori da te definita “sana”, ma ancor peggio, sono rimasta allibita, quando ho imparato quanti avevano firmato. Non si è mai fatto mistero che fra “part” e “full” non c’è mai stata una particolare simpatia, ma che ciò si potesse tradurre in una roba così meschina, sterile e vigliacca non me lo sarei mai aspettato.
Dico vigliacca perchè “le menti” che l’hanno ideata non hanno avuto il coraggio di firmarla per poi chiedere il consenso dei colleghi, ma l’hanno fatta passare come una cosa pensata da molti quando in realtà, per quanto mi è parso di capire, alcuni l’hanno letta in modo superficiale o addirittura si sono lasciati convincere dal portavoce o ancora vedendo delle firme hanno pensato che andasse firmata e questo è ancora più triste, soprattutto quando parliamo di persone che rinnegano il loro passato e/o non partecipano a nulla, nemmeno quando porta beneficio a se stessi o a tutti (vedi assemblee) e quindi non hanno gli elementi per poter condividere o meno sia “la lista della spesa” dei “cattivi” nella lettera che altri temi sollevati da categorie di lavoratori.
Peccato, essere uniti (anche se non convinti) in un momento come questo sarebbe stato molto importante… per TUTTI.
23 Giugno 2008 alle 20:36
Grazie Monica, davvero ti ringrazio molto per quello che hai scritto: sei la prima della tua -chiamiamola- categoria che commenta (Marco a parte, che però non si è visto sottoporre la lettera perché era in ferie). E’ quindi importante avere la conferma, luoghi comuni e diffidenze reciproche a parte, che esiste ancora qualcuno che pensa con la propria testa e non si lascia irretire dalle manovre.
Credo che tu abbia perfettamente azzeccato l’analisi (del resto non ho mai dubitato del tuo acume, nemmeno quando, pur trovandoci divisi su tanti punti
, abbiamo provato a fare qualcosa assieme per TUTTI i nostri colleghi).
Mi farebbe però piacere che anche qualcuno di questi 75 ed oltre firmatari (dei quali non pochi hanno anche la tessera di questa Associazione) trovasse il coraggio di spiegarci le sue ragioni, ovvero ci dicesse almeno un motivo per cui si è sentito in diritto di firmare: e se si vergogna ad usare il suo nome, ricordo che qui per scrivere un commento si può anche usare uno pseudonimo qualsiasi.
23 Giugno 2008 alle 22:59
Monica ha ragione; una cosa che mi ha stupito in questo frangente è che non si sia pensato di farne delle copie da lasciare nelle bacheche, magari prima che vi fossero apposte le prime firme, se non si voleva pubblicizzare il nome di chi aveva firmato, ma forse ciò implicava una esagerata quantità di trasparenza che in questo momento …. non vedo !!
La voglia di scherzare e riderci su è forse il migliore antidoto a far si che chi a voglia di “marciarci su” … non ci pesti !!
Comunque la storia siamo noi, siamo noi a fare la storia !!
Non è mai troppo tardi per partire (o ripartire !), nemmeno se per toccare il fondo bisogna fare un salto e bello alto !!
Non c’è mai un bene che non ci sia un meglio, non c’è mai un male che non ci sia un peggio.
Penso che un primo importante salto di qualità e quantità dovremmo farlo come dice più sopra la Sonia, nella comunicazione; ossia nello scambiarci attenzioni e informazioni, cercando di superare insieme il rapporto fra il singolo e la struttura per arrivare a trattarci davvero da colleghi di livelli diversi ed anche diverse responsabilità ma sempre colleghi cioè collegati, quindi tutti necessitanti gli uni degli altri.
Un primo passo potrebbe essere di chiedere all’azienda d’inviare ad una lista d’indirizzi e-mail di colleghi interessati, la rassegna stampa che appare già sul portale con diversi articoli, praticamente tutti i giorni.
Intanto vi posso trasmettere io qualche notizia:
il dr. Porcelli ha terminato oggi il suo rapporto di lavoro con la ns. azienda; ci ha inviato saluti, auguri e ringraziamenti via e-mail;
sempre oggi, in occasione dell’ultima assemblea dei soci, ci ha salutato, con quasi le stesse parole, l’avv. Montezemolo.
Do quasi per scontato che tutti sappiano che come nuovo presidente sia stato incaricato il prof. Fabio Roversi Monaco.
Altra notizia che mi è rimasta in memoria è che da uno studio Bocconi risultino due cose importanti;
la prima, a livello mondiale il 30% dei contatti tra espositore e compratore avuti in fiera si traduce in un contratto;
la seconda è che tra Shanghai e Pechino siano attivi qualcosa come 18 (leggasi venti meno due) quartieri fieristici e come per altro abbiano già valutato non gli bastino e ne vogliano realizzare altri quattro o cinque, molto grandi ed avveniristici.
A commento di queste news vedo come le ns. possibilità lavorative siano legate a come e a quanto saremo in grado di combinare assieme, tanto più e quanto meglio facilitandoci reciprocamente il lavoro, conoscendoci meglio e scambiandocene, anche se per sommi capi, l’esperienza.
Ciao a tutti, Marco
P.S. cercherò di essere meno prolisso …
24 Giugno 2008 alle 01:22
A dire la verità
suonerebbe abbastanza umoristico, ma conoscendo il nostro Marco, sono sicuro che si tratta di umorismo involontario…
Scherzi a parte, sottoscrivo la gran parte delle tue affermazioni, soprattutto il tentativo di trasformare un fatto piuttosto negativo in una sorta di ’spinta’, di linfa vitale che possa portare benefici a tutti. Il problema, però, che gli sforzi di cui parli quando scrivi
hanno un senso e risultati positivi quando sono promossi, appoggiati, sostenuti dall’alto.
Ovvero, usando una metafora sportiva, puoi anche tenere allenati gli arti con esercizi costanti, ma se la testa non da gli impulsi nervosi giusti sarai sempre disarticolato (e perdente contro chi ha magari muscoli inferiori ma è più coordinato di te).
24 Giugno 2008 alle 14:23
Caro Editor,
cari tutti…
Non so in quanti leggeranno queste poche righe. Ho poco tempo e non so quando ne avrò di più. Aggiungo qualche pensiero, forse un pò fuori tono, ma sono solo riflessioni.
Intanto ringrazio Stefano per essersi pubblicamente esposto nell’aprire questo tema. Hai avuto il grande merito, non è ironico, lo penso davvero, di togliere dai corridoi qualcosa di cui tutti parlavano più o meno pubblicamente.
Anch’io non ho letto il testo “incriminato”; ma tra me e me pensavo al senso profondo dell’arroccarsi tra categorie, allo spostare sempre fuori da sè quello che è “cattivo” e potersi dichiarare diversi e quindi “innocenti”.
E qui si arriva addirittura a stilare una lista di “buoni” che ci tengono a prendere le distanze dai “cattivi”.
Mi sembra che sia un pò quello che succede in altri termini anche in molti aspetti della società. Un mondo che allontana le persone suddividendole in piccoli recinti, e alcuni esseri di buona volontà che cercano l’incontro.
In fondo, alla base di ogni sistema di pensiero autoritario c’è proprio la ricerca del “nemico” contro cui scagliarsi, dell’origine di tutti i mali, assumendo in una parte tutto il buono e scagliando sull’altra tutto il cattivo.
Mi ha sempre infastidito, anche sul lavoro, chi si riferisce a part-time e full-time usando termini come “noi” e “loro”, non sapendo mai dove collocarmi e con chi dovrei sentirmi “noi”. Non può essere l’orario di lavoro a determinare categorie di pensiero o appartenenza a un gruppo. So per certo che esistono persone con cui ho affinità, e persone con cui ne ho meno, o non ne ho per niente, indipendentemente dal tipo di lavoro che svolgono. Ma questo è per me vero in fiera ed è vero nella mia vita privata.
E, ovviamente, non significa che persone con cui ho istintivamente meno affinità siano per forza automaticamente nemici….
L’esperienza del Cral, per me che l’ho vissuta nella sua fase iniziale, è stata in questo senso un bella esperienza che andava proprio nella direzione di abbattimento dei pregiudizi reciproci, e credo che anche alcune persone che hanno fatto attività sindacale in Fiera si siano mossi in quella direzione.
Perchè, e qui chiudo, quando ci si conosce di persona, faccia a faccia, sorriso o grugno uno contro l’altro, si scopre molto in fretta che spesso sono di più le uguaglianze delle differenze.
Quindi……buone vacanze a tutti, con l’invito a riflettere e contare sempre almeno fino a 5 prima di azioni che alzano muri e barriere, lettere comprese…
A buon intenditor
Tiziana
24 Giugno 2008 alle 15:39
Non voglio aggiungere niente alle riflessioni di Tizzi: non ce n’è davvero bisogno…
Replico solo per precisare che non c’è nessun merito particolare in questo articolo: tutto il sito, fin dalla sua creazione, cerca (faticosamente, come faticosi sono in generale tutti i tentativi di ‘coivolgimento’ del cral) di dare una chance di espressione a TUTTI noi, di creare una sorta di auto-informazione alternativa a quella ‘ufficiale’ che, come ha ben espresso Marco, provi a
Stavolta quindi, di fronte ad un episodio che, comunque lo si voglia giudicare, va davvero nella direzione opposta, era davvero impossibile non prendere posizione; come curatore del sito, come ex-presidente e come semplice associato di POSTFIERA, che fin dalla sua nascita si sforza, ripeto, di unire e non dividere chi vive all’ombra delle torri di Kenzo.
Ultima considerazione per chi legge: per favore, non interpellatemi ‘privatamente’ su questa storia, non chiedetemi più se so chi è l’autore dello scritto ecc. Come ho detto nell’articolo iniziale, ora non mi interessa fare inchieste o processi, ma solo analizzare l’effetto sortito in queste 75 persone.
Meglio per tutti, credo, esprimersi pubblicamente qui, in attesa appunto che le vacanze ci ricarichino un po’ le batterie: se poi c’è qualcuna/o davvero timido (ne esistono ancora?) può sempre firmarsi con uno pseudonimo.
24 Giugno 2008 alle 19:50
Ciao a tutti. Sono davvero ancora troppo allibita, amareggiata ma anche indignata per l’accaduto: una “manovra” di una meschinità e di un’omertà degni di nota. Dal momento in cui, a quanto pare, nessuno dei firmatari nè tantomeno dei “mandanti” si sono presi la briga di rendere trasparente la faccenda, ad es. fotocopiando il testo o esternando il loro malessere in modo che tutti noi avessimo possibilità di replica, nè probabilmente scriveranno qui le loro motivazioni, mi pare che siamo ben lungi dalla volontà e dalla buonafede di “scambiarci attenzioni ed informazioni cercando di superare insieme il rapporto fra singolo e struttura, PER ARRIVARE A TRATTARCI DAVVERO DA COLLEGHI”. Che tristezza…
Buone ferie,con l’augurio che l’estate porti consiglio…
Elisa
24 Giugno 2008 alle 21:07
Hai ragione da vendere Ely: in tutta questa storia, per ora, l’unica cosa trasparente sembra il parabrezza della ‘postina’ subito dopo aver portato il cocchio aziendale all’autolavaggio…
Spero che facciamo ancora in tempo ad incrociarci per dircelo di persona, altrimenti buona estate anche a te!
27 Giugno 2008 alle 00:02
Ringrazio per la benigna interpretazione delle mie righe, è solo la foto di come lavora certa gente; sarà un caso che tra quelli che ho visto ci siano anche coloro che hanno scritto in questo post ?
La fatica del coinvolgimento diceva editor, la fatica di tenere la “barra” del proprio comportamento su quel punto, (successo comune) dico io, sull’orizzonte, (futuro) perché quando lo cerchiamo laggiù, (successo) in realtà penso sia più vicino a noi di quel che non si creda.
Parafrasando ancora i marinai antichi, forse proprio quando è buio, (difficoltà) quando è notte, che si riesce a vedere meglio la rotta, (se è sereno), grazie alle stelle (colleghi positivi).
Ho dipinto un quadro stucchevole ?
Probabilmente, date le mie modeste capacità, la sensazione è quella; comunque io cerco di fare il mio al limite delle mie capacità, provando a non accontentarmi, per definizione.
Buona estate a tutti !
27 Giugno 2008 alle 14:38
Hombres y mujeres, recuerdan siempre:
El pueblo/unido/camas sera vencido.