Iron Maiden a Bologna
«Six! Six! Six! the Number of the Beast!», urlavano gli Iron Maiden già nell’82, in pieno delirio metal-satanista. E’ passato un quarto di secolo ma la band inglese è ancora viva, e calerà su Bologna nel Gods of Metal 2008, il festival dell’hard rock in programma al Parco Nord dal 27 al 29 giugno.
Il tempo che passa implacabile compie anche il miracolo di mescolare diavolo e acqua santa, perché ai fan borchiati dei rocker più sulfurei (sono 60mila i biglietti già venduti per il festival) come gli stessi Iron Maiden, gli Slayer o i Judas Priest, il Gods of Metal offre anche un personaggio che nella vita borghese è un frate cappuccino e veste la tonaca, ma quando può impugna il microfono e canta in una band dal nome programmatico, i «Fratello metallo».
Frate Cesare Bonizzi, una lunga serie di album alle spalle e il prossimo, Misteri, in uscita proprio in questi giorni, suonerà l’ultimo giorno del festival, fra gruppi come i Nightmare e gli Infernal Poetry, incurante di mescolarsi a band dall’immaginario kitsch demoniaco.
Stranezze del cartellone a parte, la rassegna bolognese promette tre giorni di fuoco agli appassionati del genere: preceduti da Apocalyptica, Rose Tattoo, e Avenged Sevenfold, i protagonisti assoluti del 27 giugno saranno gli Iron Maiden.
Il nome vergine di ferro è coerente con l’immaginario di cartapesta di cui sopra, essendo ispirato alla macchina di tortura medievale in cui venivano rinchiusi i condannati a morte. Gli Iron, nati nei lontani anni Settanta per iniziativa del bassista Steve Harris, hanno legato il loro nome alla rinascita del genere hard rock in Inghilterra insieme a band come Def Leppard e Saxon.
Ritmi infernali, chitarre strapazzate ma zeppe di virtuosismi, hanno fatto scuola nel decennio successivo inventandosi anche una maschera scenica vincente nel panorama metallaro: era l’orrendo Eddie, figura scarnificata coi capelli lunghi, diventata ben presto un marchio di fabbrica inconfondibile. Ora rieccoli in Italia con Bruce Dickinson alla voce e un tuffo nel passato del periodo d’oro anni Ottanta, cioè un repertorio basato sugli album Powerslave (1984) e Somewhere in time (1986).
La seconda giornata del festival prevede i live set di otto gruppi, dagli italiani Stormlord, genere black metal, ai britannici Carcass, fino alla band principale, l’ultima a salire sul palco: sono gli Slayer, capostipiti del metal estremo e maestri della scena trash-death.
La sera del 29 giugno poi, al termine di una maratona che vedrà alternarsi una decina di formazioni, saranno i Judas Priest a mettere l’ultimo suggello al Gods of Metal.
N.d.R.: Pare che all’evento sia stato accreditato anche il nostro super-esperto musicale, autore su questo sito della fortunata rubrica ‘Il disco della settimana‘; ci auguriamo quindi qualche cronaca ‘dall’interno’ della manifestazione
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