Il Comune di Bologna trasloca
in zona Bolognina, nella nuova Piazza intitolata al Liber Paradisus, è in via di ultimazione la nuova (faraonica!) sede del Comune di Bologna: già ribattezzata da alcuni concittadini “Inferno di cristallo” per qualche inquietante analogia con i tipici skyscrapers di certi film americani…
Per chi si trova a transitare sul lato Carracci della stazione ferroviaria, è praticamente impossibile non vedere i tre mega-edifici, opera dell’architetto Mario Cucinella (autore anche delle famigerate «Gocce», le due contestatissime strutture ovali in materiale plastico che i frequentatori di Piazza Maggiore avevano ribattezzato ‘barattoli’, e che l’amministrazione Cofferati aveva provveduto a rimuovere).
Dal 21 luglio comincia quindi il trasloco di numerosi uffici comunali, che attualmente si trovano a Palazzo d’Accursio ed altre sedi decentrate: il trasloco dovrebbe concludersi entro il 30 agosto 2008.
In questo arco di tempo alcuni servizi sono sospesi: l’elenco, completo di date e modalità operative di apertura e chiusura, si può trovare a questo indirizzo.
Dal 1 settembre 2008 i seguenti uffici riprenderanno le proprie attività nella nuova sede:
- Acquisti di Beni e Servizi
- Ambiente e Verde Urbano
- Amministrativo Lavori e Opere Pubbliche
- Attività Produttive e Commerciali
- Coordinamento Sociale e Salute
- Entrate, Finanza e Ragioneria
- Istruzione e Politiche delle Differenze
- Lavori Pubblici
- Mobilità Urbana
- Patrimonio
- Personale e Organizzazione
- Politiche Abitative
- Programmazione, Controlli e Statistica
- Servizio spedizioni
- Sistemi Informativi e Telematici
- Sport, Giovani e Turismo
- Territorio e Urbanistica

Gli Uffici delle Torri A e B piazza Liber Paradisus hanno il numero civico 10; gli Uffici della Torre C piazza Liber Paradisus hanno il numero civico 6. Tutti i numeri di telefono rimangono invariati.
La nuova sede degli uffici comunali in Piazza Liber Paradisus si raggiunge con i bus 30, 17 e 92:
- Bus 30, ogni 10 minuti, dal lunedì al venerdì. Infatti, dal 21 luglio 2008 il percorso della linea che oggi ferma in stazione sarà prolungato e interesserà le vie: Matteotti, Tiarini, Fioravanti (capolinea nella nuova fermata presso la nuova sede del Comune), Carracci, Matteotti;
- Bus 17, ogni 17 minuti, dal lunedì al sabato. In una direzione percorre le vie Tiarini, Fioravanti (fermata presso la nuova sede degli uffici comunali), Carracci e Zanardi; in direzione opposta, provenendo da via Zanardi, percorre via Carracci in direzione di via Matteotti (la fermata più vicina alla nuova sede è quindi su via Carracci);
- linea extraurbana 92, ogni 30 minuti, dal lunedì al venerdì. Percorre le vie Matteotti, Tiarini, Niccolò Dall’Arca in direzione periferia e le vie Fioravanti, Carracci, Matteotti in direzione centro.
La nuova sede si raggiunge anche con le numerose linee che transitano sulla direttrice Matteotti-Corticella (10, 11, 21, 25, 27, 35); maggiori informazioni e mappa delle linee sul sito dell’ATC
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11 luglio 2008 alle 10:50
Liber Paradisus è l’atto con cui il Comune di Bologna diede la libertà a ca. 6.000 schiavi: era il 1254 anno più, anno meno.
Essendo proprietà privata gli schiavi non dovevano andare in guerra ed il loro padrone non era certo disposto ad ordinarglielo, uno schaivo era un lusso e per mantenerlo bisognava trattarlo bene.
Erano donne e uomini “senza volontà” praticamente degli automi, agli occhi dei proprietari.
Es. “pedissequo” era uno dei servizi più sofisticati a cui uno schiavo poteva essere incaricato; consisteva nel seguire il padrone, nel caso egli volesse contattare qualcuno, ordinava una comissione allo schiavo che immediatamente era tenuto a realizzarla.
Era un pò come il cellulare dei nostri giorni !
Per l’amministrazione pubblica gli schiavi erano parificati ad animali, era il loro padrone che eventualmente era tenuto a pagare le tasse per possederli, sfruttandone adeguatamente il lavoro per renderli produttivi ma non erano loro a pagarle direttamente.
Almeno un paio di fatti importanti coinvolsero la già capitale della seta in quegli anni.
La battaglia di Fossalta del 1249 persa contro Modena (vi ricordate la “secchia rapita” ?) che si era alleata con Milano e raccolto i favori delle popolazioni dell’appenino e la battaglia di Chioggia vinta nel 1263 contro Venezia.
Entrambe combattute per il mantenimento delle vie commerciali e per la distribuzioni degli utili che ne derivavano.
Cosa centra il Liber Paradisus ? Per Fossalta non era ancora stato emanato, mentre per Venezia si.
A buon intenditor …
11 luglio 2008 alle 13:10
E anche stavolta il nostro Marco, alias Dr. Alberelli, ci ha svelato con maestria un pezzetto del vissuto cittadino! Ad un assoluto ignorante della storia come me, Liber Paradisus faceva venire in mente il terzo libro della Divina Commedia: ero completamente fuori strada (come volevasi dimostrare…
)
Ad ogni modo, tornando all’argomento dell’articolo, confermo che il nuovo complesso edilizio è assolutamente impressionante: ci sono passato anche mezz’ora fa e, forse per la vicinanza con immensa area dismessa dell’ex-mercato ortofrutticolo, per ora fa un po’ l’effetto della ‘Cattedrale nel deserto’…
Dal punto di vista architettonico può piacere o no, ed i pareri sull’opportunità di integrare una struttura del genere nella ‘vecchia’ Bolognina possono essere diversi, ma è comunque da vedere!
13 luglio 2008 alle 15:49
Ringrazio dei complimenti !
Proprio un pezzettino, per ingrandirlo un po’ o come dicono i sofistici per contestualizzarlo, vi dirò che in quegli anni Bologna aveva una cerchia e mezza di mura, ovvero quella dei “torresotti”, detta del mille, era completa, viceversa quella che sopravviveva fino a ca. un secolo fa, ovvero quella che era all’incirca appena dentro i viali di circonvalazione, era stata edificata per metà, solo la metà verso Modena da cui, a ragione, si temeva arrivasse la maggiore parte dei pericolo.
Dopo la sconfitta di Fossalta a maggior ragione i bolognesi, particolarmente abbienti e con le case già costruite fuori dai torresotti, si decisero a richiedere il completamento delle mura.
Per far ciò era necessario trovare manovalanza, schiava o libera che fosse e molti fondi.
Gli schiavi erano proprietà privata, quindi pochissimi li avrebbero forniti per la causa; togliere contadini dalla campagna sarebbe stato mandare a rotoli l’economia che allora si basava quasi completamente sull’agricoltura, quindi era necessario trovare altrove le forze.
Mica per niente gli schiavi vennero sì “liberati” ma erano obbligati a risiedere dove gli ordinavano i messi comunali, per es. diversi furono mandati ad irrobustire le difese di Castelfranco Emilia, vedi caso collocato sulla strada per Modena …
Vi ricordate la “secchia rapita” che già menzionavo nel mio precedente messaggio ?
I baldi giovanotti autori del rapimento non fecero tesoro dello stato della cinta muraria bolognese, per ns. fortuna !!
In breve per completare la preziosa cinta muraria il comune rintracciò, o meglio il papa (che in quel momento risiedeva ad Avignone e voleva ritornare verso Roma), mandò un suo vescovo Bertrand du Puy, ribattezzato in Bertrando del Poggetto, citato in molti testi mi limito a segnalarlo nella Divina Commedia e nel più recente ‘Il nome della rosa’.
Questo signore era un esperto costruttore militare, se mi ricordo bene divenne anche papa, più tardi.
Bologna gli affidò la costruzione delle mura e lui, bisogna dire, si diede da fare, specialmente a chiedere fondi, cioè ad imporre tasse reiterate volte.
Quando i cantieri furono terminati, Michelangelo, Giotto ed altri artisti lavorarono con i loro aiutanti presso il castello ed i bolognesi ebbero la sorpresa di trovarsi con la grande costruzione costruita sul perimetro della cinta muraria verso nord; imponente, aveva ben otto torri, dentro la città copriva una superficie decisamente ampia, da porta Galliera comprendeva almeno tutta piazza VIII Agosto, la stazione delle Autocorriere con naturalmente il parco della Montagnola, identificata fin al ’700 come passeggiata romantica fra i resti del castello papalino, costruito insieme alle mura dai nuovi uomini liberi, che diversamente da qualche anno prima, pagavano le tasse e s’esercitavano alla guerra.
Ops.. volevo dire i resti dei castelli papalini … ma questa … questa è un’altra storia !!
11 maggio 2009 alle 17:48
ke skifo
6 gennaio 2010 alle 16:38
Mi dispiace dissentire, ma la ricostruzione storica compiuta è completamente errata. Infatti nel 1249 nella località Fossalta i Bolognesi non furono sconfitti dai Modenesi, ma al contrario colsero una grande vittoria. Si tratta del famoso episodio in cui i Bolognesi catturarono Re Enzo. La battaglia della secchia rapita è quella che si è svolta presso Zappolino ed è tutta un’altra storia, che è avvenuta quasi cento anni dopo (circa 75).
Sono sinceramente sorpreso, ed anche un poco deluso, nel constatare quanto poco si sappia della storia della nostra bella città.
6 gennaio 2010 alle 23:10
Ringrazio il signor Mario Vitale che mi ha giustamente ripreso il grave errore di aver scambiato Fossalta con Zappolino.
Vorrei altrimenti mi contestasse con pari pervicacia anche il resto dello scritto, ovvero la domanda che gli rivolgo è:
“Può dire che non sia stata ritratta, nel mio modesto scritto. la realtà del periodo in cui accadde la battaglia di Zappolino ?”
7 gennaio 2010 alle 00:09
Buonasera a tutti.
Non entro nel merito della discussione, ma se c’era un errore il giusto merito a Mario per aver ristabilito la verità. D’altronde, visto che è arrivato su questo sito proprio cercando su Google i termini ‘battaglia fossalta’ (nonchè, mi risulta, è stato consigliere di un’associazione che si ispirava proprio a quell’episodio
), suppongo sia molto documentato sull’argomento specifico.
Se poi gli interessi di Mario si rivolgono alla storia di Bologna in generale, come mi pare di cogliere dalla chiusa del suo commento, saremmo lieti di pubblicare un suo scritto su questo sfondo.
Questo sito infatti, pur nato per pubblicizzare le iniziative del Cral dei dipendenti di BolognaFiere, riserva un grandissimo spazio agli avvenimenti della città, sia recenti che passati. In particolare, per qualche tempo abbiamo avuto il piacere di ospitare una vera esperta dell’arte medievale, autrice di diverse pubblicazioni ambientate nel periodo: Rossana Conte.
Dunque Mario, se l’idea ti interessa, fatti ancora sentire!
…magari lasciando nel commento un indizzo di mail reale, se desideri essere ricontattato
7 gennaio 2010 alle 08:55
Buongiorno a tutti.
Sono in effetti capitato sulla pagina attraverso Google per un caso abbastanza fortuito. Infatti stavo ricercando la composizione esatta degli eserciti, anzi più in particolare m’interessava il numero di fanti, perché non ho più un bellissimo libro, che mi fu solo prestato, scritto fra gli altri da Nannetti se non ricordo male, proprio sulla battaglia della Fossalta. Sono quindi capitato su questa pagina perché, scorrendo i risultati di Google, mi è saltato all’occhio l’errore. Non è l’unico su Internet comunque, visto che su un altro sito è stata sbagliata la data.
Comunque, ripristinando la corretta battaglia, cioè la battaglia di Zappolino che si è svolta nel 1325, il discorso fila, anche perché i Papi si sono trasferiti ad Avignone dopo il 1300 (da wikipedia risulta che il primo fu Clemente V che si trasferì ad Avignone nel 1309).
Resta però un dubbio: chi si cela dietro il nick “editor” che mi conosce abbastanza bene da sapere che sono consigliere dell’Associazione Fossalta? Il mio indirizzo email è reale, anche se un po’ strano (dipende da un sistema antispam) mentre dubito che i suoi genitori, caro signor Editor, le abbiano imposto al battesimo un così strano nome
7 gennaio 2010 alle 12:31
Caro Mario, anzitutto ti chiedo scusa, ma non ce la faccio a scrivere con il Lei che avete usato tu e Marco: qui non è d’uso, permettimi dunque d’usare toni più consueti.
Ti posso assicurare che non ci conosciamo: sono solo il webmaster di questo sito, e più in generale mi occupo di web. Sono quindi in grado di leggere fra le pieghe della rete, dove ho trovato quelle informazioni.
Tu ci hai spiegato come sei arrivato qua, e forse anch’io ti devo una spiegazione: semplicemente, mi domandavo se quello che sembrava a tutti gli effetti un indirizzo di posta fasullo (se mi confermi invece che è reale
, devo chiederti nuovamente scusa) fosse associato ad un nome e cognome veri, e ho fatto cinque minuti di ricerca sulla tua provenienza. Quando ho visto che non solo non eri uno spammer, ma addirittura un esperto dell’argomento, ho approvato il commento: tutto qua.
Ad ogni modo, potresti meravigliarti della mole di informazioni che, purtroppo o per fortuna, sono liberamente accessibili su Internet! Ovvero di come si può risalire in pochi istanti, usando gli strumenti giusti, a praticamente tutti i dati sensibili di chiunque.
Tornando invece al tuo campo, rinnovo l’invito: se hai conoscenze specifiche sulla nostra storia (‘nostra’ qui sta ovviamente per cittadina) e ti va di scrivere qualche riga su un determinato episodio, qui sei sempre bene accetto!