Una palestra in ufficio
Scritto il 23 dicembre 2008 alle 00:12 da editor | Categoria: Lo sapevi che...? | Indice di popolarità: 5% [?]
Il vantaggio di fare sport in ufficio è trasversale: lo sostiene uno studio dell’Università di Bristol, che sottolinea vantaggi notevoli sia per i dipendenti che per i datori di lavoro. La possibilità di usufruire di una palestra all’interno dell’ambiente di lavoro attenua lo stress da scrivania, e al tempo stesso rende i dipendenti molto più produttivi.
Del resto già nella classifica del Sunday Times sulle 100 migliori aziende in cui lavorare, l’accesso alla palestra aziendale era fra le ‘coccole’ più utili e gradite ai dipendenti. Che l’attività fisica sia un importante sfogo è indubbio, meno ovvia appariva invece la correlazione tra ginnastica e lavoro.
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Se stai leggendo questo articolo su una finestrella al centro del Desktop, mentre organizzi dei fogli di calcolo Excel per il tuo capo, e contemporaneamente con Powerpoint dai gli ultimi ritocchi ad una presentazione che dovrai usare nella prossima riunione… molto probabilmente fai parte di quel gruppo di persone che spendono il 25% del loro tempo sul lavoro per occupazioni personali su Internet.
Firmato oggi nella sede della Provincia di Bologna il protocollo d’intesa a supporto della sicurezza sul lavoro: a Palazzo Malvezzi hanno sottoscritto l’intesa Provincia, Usl, Cgil, Cisl e Uil di Bologna, Comune di Bologna, Direzione provinciale lavoro e Inail.
Nelle piccole aziende la presenza del ‘capo’ (che normalmente è lo stesso datore di lavoro) è più che tangibile, e ben difficilmente si può riuscire a bluffare. Nelle grandi aziende, ogni tanto, c’è chi è bravo a fare e chi invece a… vendersi: naturalmente stiamo parlando della propria immagine lavorativa.
Un capo che si rivolge con stizza al dipendente usando l’espressione «non fai un cacchio» può essere condannato per ingiuria. Lo rileva la Cassazione, confermando la condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Roma ad un superiore che si era rivolto ad un lavoratore dicendogli “mò m’hai rotto li c…, io voglio sapè te che c…. ci stai a fà qua dentro, che nun fai un cacchio ed altro”.
Purtroppo, ancora spazio per una nota dolente di cronaca: ieri pomeriggio, durante le operazioni di smontaggio del SAIE, un’altra nostra socia è rimasta coinvolta in un nuovo incidente sul lavoro. Attraversando a piedi un’area esterna, che era in parte adibita a superficie espositiva, si è vista piombare sulla testa un pannello, sfuggito di mano ad alcuni operai di uno stand adiacente.
La diffusione di notizie dannose per l’immagine dell’azienda, anche se fondate, può essere giusta causa per il licenziamento di un dipendente: è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, annullando una sentenza emessa dalla Corte d’Appello del tribunale di Milano, che aveva sancito l’illegittimità del licenziamento di un’infermiera caposala dall’ospedale in cui lavorava; illegittimità già sancita in primo grado da un giudice del tribunale di Monza. 

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