Trent’anni dopo

L'orologio fermo all'ora della strageEsattamente trent’anni fa, il 2 agosto 1980 alle ore 10.25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Lo scoppio, violentissimo, provocò il crollo delle sale d’aspetto di prima e seconda classe, e di circa 30 metri di pensilina. L’esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso, che era in sosta al primo binario.

Il soffio arroventato, prodotto da una miscela di tritolo e T4, in un attimo tranciò i destini di uomini, donne e bambini provenienti da 50 diverse città, italiane e straniere.

La città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime, i sopravvissuti e i loro parenti. I vigili del fuoco dirottarono sulla stazione un autobus, il numero 37, che si trasformò in un carro funebre: è lì infatti che vennero deposti, coperti da lenzuola bianche, i primi corpi estratti dalle macerie.

Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti. Quel giorno la violenza colpì alla cieca, cancellando a casaccio vite, sogni, speranze.

Per non dimenticare:
Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980

 

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Per ora 6 COMMENTI a “Trent’anni dopo”

  1. carmen ha scritto:

    Rivedere queste immagini fa rimontare la rabbia, l’impotenza e il dolore di allora.
    Penso non ci siano parole, o per meglio dire c’è ne sarebbero tante, troppe, ma immancabilmente si finirebbe per parlare di politica, e probabilmente sarebbe sbagliato scrivere su questo sito il mio pensiero a tal proposito, ma ho sempre avuto in mente domande, domande che ha tutt’oggi non hanno trovato risposte
    .
    Io sono orgogliosa di essere italiana ma la mia fierezza vacilla non poco difronte al muro di gomma che è il nostro Stato e le nostre leggi.

    Tutta la mia solidarietà và alle famiglie delle vittime, che oltre alla perdita dei loro cari subiscono da 30 anni, menzogne è occultazione della VERITA’.
    Ci si nasconde con il SEGRETO DI STATO, vergogna provo vergogna per chi dietro a questa scusante nasconde al mondo intero ciò che è giusto il mondo sappia: la verità darebbe alle vittime giustizia alle famiglie rassegnazione e forse, un pò di pace, al mondo: la verità.

    Non può esistere il segreto di Stato per una carneficina del genere, perchè questa gente è morta? in nome di quale ideale? e si può chiamare “ideale” uccidere in modo così ignobile degli esseri umani?
    Ma lo Stato non dovrebbe essere garante della giustizia?

    pongo un esempio: se un comune cittadino vede commettere un reato e tace, viene tacciato di omertà e se un giudice lo viene a sapere ti incrimina per favoreggiamento, di conseguenza subisce una condanna.
    Domanda: chi condannerà chi sa è tace da ben 30 anni, di favoreggiamento????????

    Ecco in questo caso mi vergogno di essere italiana e di essere rappresentata da una manica di collusi.
    Con la stessa rabbia di allora,
    Carmen

  2. editor ha scritto:

    La penso ESATTAMENTE come te.

    Aggiungo: nei giorni scorsi c’è stata una certa attenzione dei media su questo tristissimo anniversario, e fra le cose che ho sentito c’era anche la notizia che in Parlamento, in qualche commissione, è stato presentato un testo di legge finalizzato a dare la possibilità al Governo di ampliare il limite dei trent’anni a cui accenni.

    In pratica, si permetterebbe al Ministro degli Interni di rifiutare l’apertura degli archivi di stato su certi argomenti, o comunque di mantenere riservati una parte dei documenti.

    Voglio augurarmi, al di là appunto di qualsiasi considerazione di appartenenza politica, che un obrobrio del genere non venga mai approvato. Non esiste nessuna motivazione per negare ai familiari delle vittime e all’opinione pubblica di conoscere la verità, dopo trent’anni di limbo: sarebbe un modo per uccidere due volte quei poveracci… e un’altra buona motivazione per vergognarsi di essere nati italiani.

  3. marco ha scritto:

    In quei cassetti ci sono delle verità o supposte tali, forse una verità potrebbe essere anche questa.

    Per radio oggi domandavano: “Dove eravate voi ?”

    Ero in montagna, ero partito in treno da Bologna tre giorni prima, la sera tardi.
    Avevo 20 anni. telefonammo a casa per sapere di mia sorella e mio padre. Tutto bene. Lei ci avrebbe raggiunto un paio di giorni dopo, in treno.
    Una cosa mi veniva da chiedere, ma quel gran botto, fino a dove si era sentito in città ?
    Si poteva paragonare ad una bomba della guerra ?

    Questa strage arrivò dopo quella del ’74, dopo i disordini del ’77, che non capivo molto.

  4. carmen ha scritto:

    Io all’epoca ero in Sicilia e stavo farcendo dei panini (avevo un bar). Usavo un piccolo televisore che tenevo acceso ed ascoltavo distrattamente mentre lavoravo, ma quando vidi le prime immagini fu un pugno nello stomaco, mollai tutto e telefonai a mia sorella qui a Bologna: tutto bene ci avrebbe raggiunto per ferragosto ma sarebbe venuta in auto.

    Stetti giorni e giorni ad ascoltare TG ero come paralizzata, mi rifiutavo di capire l’orrore che i miei occhi vedevano attraverso le immagini, non capivo chi? perchè? il senso. Ma che senso poteva avere se non delle menti folli.
    Non eravamo in guerra, oppure si! lo eravamo ma non era stata dichiarata, non si sapeva chi era l’esercito n’è chi era il nemico.
    Eppure anche in guerra non si toccano i civili per l’appunto! quindi era una guerra contro la gente comune che nulla a ha che vedere con gli intrallazzi politici.
    Certo che sono stati anni terribili: chi ha la nostra età, gli anni del terrorismo se li è vissuti tutti.

    Poi nell’81 venni ad abitare a Bologna e nell’85 andai a lavorare in stazione, per l’esattezza al self service che era attiguo alla sala d’aspetto. Non c’era giorno che non sentissi parlare di ciò che era successo e sentire i racconti di chi quel maledetto giorno era in servizio, anche se erano passati 5 anni dalla strage: li vedevi tremare e nei loro occhi c’era tutto, molti di loro ne stavano ancora pagando le conseguenze, chi fisiche chi mentali seguiti da psicologi, chi la notte si svegliava urlando con quelle immagini davanti, chi dormiva con la luce accesa.

    Non parliamo poi di quando si avvicinava la giornata della commemorazione, o quando capitava di vedere una valigia o una borsa incustodita, la Polfer (Polizia ferroviaria) veniva immediatamente a fare i controlli.

    Ci lavorai per quasi 4 anni, ma alla prima opportunità lavorativa non ci pensai due volte ad andare via da lì.
    Questa la mia esperienza.

    Spero non passi la proposta e che il Ministro degli Interni usi il senso della giustizia, o magari si metta nei panni delle famiglie delle vittime. In fondo basterebbe pensare che gli altri siamo noi, e se ci fosse stato un suo parente, un figlio? sarebbe la stessa cosa? occulterebbe dei documenti? (non rendere pubblico è= occultare)
    Questi documenti di fatto appartengono allo Stato, e lo Stato siamo noi! l’opinione pubblica.

  5. marco ha scritto:

    Sono molto presente alla tua vita vissuta.

    Piccola nota storica, da sempre i civili sono sempre coinvolti, es. fin dai tempi dei Romani, per es. in Giudea i difensori di una città intera si suicidarono, popolazione compresa, per non finire vivi in mano al nemico.

    Medio evo ? Uguale. Barbarossa a Medicina, se non gli avessero aperto le porte e dato tutto quello che avevano, se lo sarebbe preso e nessuno avrebbe potuto raccontarlo. Dopo se la sarebbero vista con i bolognesi, intanto però erano vivi … anche se un pò scarmigliati, le donne di sicuro.
    Almeno in questo caso quei bambini nascevano …

  6. carmen ha scritto:

    Si è vero! ma la guerra era dichiarata.
    E’ ovvio che se uno Stato è in guerra, tutti ne pagano le conseguenze civili compresi.
    Ma negli anni di piombo se non erro c’è l’avevano con i politici, ma guarda un pò colpivano esclusivamente i civili, cioè i più deboli.
    Si certo c’è poi stato il rapimento e l’uccisione di Moro, ma forse quella è un’altra storia.
    Sta di fatto che tutte le stragi compreso l’aereo di Ustica, non hanno mai avuto GIUSTIZIA, nè mai qualcuno si è preso l’onere di dire LA VERITA’.
    In Italia purtroppo regna sovrano il fatto: nessuno , nessuno si è mai assunto le proprie responsabilità.
    IO come cittadino non mi sento tutelata nè dalle leggi nè da chi dovrebbe farle rispettare.
    E’ questo non credo sia solo un pensiero pessimistico.
    Tutte le stragi fatte in Italia non hanno mai avuto giustizia, e purtroppo questo è un dato di fatto penoso per uno Stato come dovrebbe essere il nostro.
    Pensa ha come ci “vede” il resto del mondo!!!

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